Chiara, nostra Santa Madre Fondatrice, nacque in Assisi nel 1193 da Messer Favarone di Offreduccio e da Madonna Ortolana.

La Mamma, mentre era in attesa di lei e pregava fervorosamente il Signore per il suo parto vicino, udì queste parole: “Non temere Ortolana, tu partorirai una luce che rischiarerà il mondo intero”. Così Ortolana impose alla nascitura il nome di Chiara.

Chiara cresceva piena di virtù rare, in lei risplendevano la carità verso i poveri, cui elargiva elemosine, la mortificazione della carne (spesso sotto i begli abiti che si addicevano alla sua condizione di nobile fanciulla, cingeva il cilicio) e lo spirito di orazione.

Nella preghiera, ove gustava la dolcezza divina, si andava rafforzando nel proposito di consacrare la sua verginità a Cristo.

Tale proposito giunse a maturazione nel 1211 sentendo predicare la Santa Quaresima a Francesco di Assisi. Chiara volle parlargli e gli palesò i desideri che aveva in cuore. Il santo dal canto suo, la incoraggiò nel proposito di consacrarsi a Cristo.

La Domenica delle palme, del 1211, recatasi con gli abiti più belli in Cattedrale, rifulgente di splendore festivo riceve dalle mani del Vescovo la palma benedetta.

La notte seguente, accompagnata da una fida compagna, lascia la casa paterna, eludendo l’attenzione delle guardie ed uscendo attraverso la cosiddetta “porta del morto”, una porta cioè che si apriva solo per lasciar passare qualche cadavere e che era ostruita da pesanti travi e pietre che Chiara riuscì a rimuovere da sola.

Ormai morta al mondo si diresse verso S. Maria degli Angeli ove l’attendevano Francesco e i suoi primi compagni.

Qui smessi gli abiti più belli, Chiara fu rivestita di un povero saio, Francesco stesso le recise le chiome in segno di consacrazione a Cristo e le mise il velo.

Quindi l’accompagnò presso il Monastero delle Benedettine di S. Angelo dentro le mura. In questo luogo sostenne la battaglia contro i familiari esterrefatti per la scelta della fanciulla diciottenne che peraltro trovarono irremovibile nella sua scelta. Dopo alcuni dì, su consiglio di Francesco, Chiara passò al Monastero di Benedettine di S. Angelo di Panso, onde evitare le continue visite dei parenti.

Qui Chiara fu raggiunta dalla sorella Caterina (cui Francesco muterà il nome in Agnese). A questo punto i parenti infuriati per questa seconda fuga si recano al Monastero decisi a riportarsi a casa Caterina.

Lo zio Monaldo con un drappello di dodici uomini d’arme si reca al Monastero e riesce a strappare Agnese alle monache spaventate, ma essendo intervenuta Chiara con la sua orazione, in soccorso di Agnese, questa diventa pesante come piombo sicché quegli uomini non riescono a trascinarne il corpo.

In un impeto d’ira lo zio Monaldo alza il pugno per colpire Agnese con un guanto di ferro, ma rimane col braccio paralizzato per aria. Così pieno di confusione è costretto a ritirarsi.

Passata la bufera, Chiara e la prima seguace vanno a stabilirsi definitivamente nel Monastero di San Damiano.

Qui Francesco, davanti al Crocifisso della Chiesa aveva ricevuto la rivelazione e profetizzato che quel luogo sarebbe stato di lì a poco, abitato da numerose e sante donne la cui vita sarebbe stata a gloria di Dio.

Chiara intanto è presto raggiunta da altre compagne e, suo malgrado, accetta per obbedienza l’ufficio di Abbadessa, desiderando esercitarlo con spirito di profondo, umile e amoroso servizio. Chiara cresce nell’intima unione con Cristo, esce dall’orazione raggiante di gioia e di luce e con parole infuocate muove le sorelle all’amore di Dio, infiammandone i cuori. Desiderando collaborare con Cristo per la salvezza delle anime e partecipare alle sofferenze di Cristo, macera la sua carne con aspri cilizi, con digiuni estenuanti, dormendo poco e sulla nuda terra. Nella sua memoria è sempre impressa la Passione di Cristo, con la sua vita rende grazie al Padre delle Misericordie, si accosta trepidante all’Eucarestia.

In virtù della sua fede e del suo amore ardente all'Eucaristia libera le Sorelle e la città di Assisi dall'assalto dei Saraceni. Ama e imita la Madonna, serve coma una Mamma le figlie affidatele, esortandole, visitandole e ammonendole per promuoverne la santità.

Nel 1228 chiede e ottiene dal Papa Gregorio IX il Privilegio della Povertà, documento con cui riceve l’avallo del Santo Padre per poter vivere senza alcuna possessione, affidandosi completamente alla Divina Provvidenza. Costretta ad accettare la regola stilata dal Cardinale Ugolino sulla base di quella di S. Benedetto, il Privilegio della Povertà fu per Chiara l’unico documento che riconosceva il Carisma particolare dato da Dio al II Ordine Francescano, che è quello di seguire Cristo povero e crocifisso, in una forma di vita in santa Fraternità e altissima povertà.

Una volta che il Papa andò a visitare le Povere Dame, ingiunse a Chiara di benedire la mensa e avvenne il miracolo che sul pane, che si trovava sulla povera mensa, si imprimesse il segno della croce.

In un'altra circostanza invece, venendo a mancare il pane, Chiara dice alla Sorella addetta di tagliare 50 fette dal poco pane che c'era in casa. Sbigottita ma obbediente la Suora si avvia ad eseguire l'ordine. Miracolosamente il pane si moltiplica sotto le sue mani per la preghiera e la fede di Chiara.

Chiara è la prima donna che redige la Regola: in essa, ricalca la Regola del I Ordine di San Francesco, discostandosene sul punto della Clausura che caratterizza la specifica vocazione di Chiara e delle sue Figlie.

Fedele intreprete dell'ideale di san Francesco, gli rimane fedele anche dopo la morte di Lui.

I vari Papi succedutisi durante la vita di S. Chiara, temendo l’osservanza di una Forma di vita così dura, specie sul punto della povertà, tentarono di far accettare a Chiara una qualche mitigazione, ma essa, forte e fedele fino alla morte alla vocazione ricevuta dal Signore di vivere in povertà assoluta e senza alcuna rendita, alla fine della vita, proprio l’antivigilia della sua dipartita, ha la gioia di poter baciare e stringere al cuore la Regola approvata da Papa Innocenzo IV il 9 Agosto 1253.

Due giorni dopo, l’11 Agosto, Chiara rivestita dell’abito nuziale viene introdotta dalla Regina del Cielo e da uno stuolo di Vergini, davanti al trono dell’Agnello.

"Va' sicura e in pace, anima mia benedetta, perchè Colui che ti ha creata, ti ha santificata e sempre ti ha guardata come la madre il figlio piccolino che ama". (S. Chiara)