La virtù… dell’impazienza

Carissimi Fratelli e Sorelle,

sarà perché un po’ per carattere lo sono, sarà perché qualche volta Gesù stesso lo è stato, come attestano i Vangeli (cfr. Mc 11, 15-19; Lc 9,55; Mt 16,21-27; Mt 23,27-28), ma personalmente

L’IMPAZIENZA È UN DIFETTO CHE MI FA SIMPATIA

anzi, quasi quasi la considero come una virtù o comunque come un ingrediente importante nella vita.
Per esempio, quando inizio una cosa o intraprendo un’opera, voglio portarla a compimento al più presto possibile e poi, ve lo confesso, sono impaziente di farmi santa e di condurre più anime possibili in Paradiso e di molte altre cose ancora sono impaziente che qui non scrivo per evitare di ripetermi. Come faro? Direbbe San Paolo: “Chi mi libererà?” (Rm 7,24). Il fatto è che non ci penso proprio a correggermene, tutt’altro!
Sì, è vero, in gran parte dei casi l’impazienza è un difetto, perché è figlia dell’ira, ma sono convinta che un pizzico (e forse anche un po’ di più) di impazienza (o, se vi fa arricciare meno il naso, chiamatela zelo, entusiasmo, passione): è importante averla nella vita.
Lo zelo o l’impazienza è quella molla che ti spinge a darti da fare subito, ora, senza aspettare domani, senza rimandare a domani quello che puoi fare oggi.
Non rimandiamo a domani la nostra conversione o l’impegno a favore del prossimo e non sciupiamo le occasioni di santificazione che ogni giorno ci capitano, perché il domani non ci appartiene. L’occasione di farci santi che il Signore ci manda oggi, non ritornerà più.
Non credo di essere del tutto fuori strada perché, frugando nella mia memoria, ricordo di aver udito talvolta l’espressione: “santa impazienza”, dunque c’è un’impazienza “santa”!

DIO È IMPAZIENTE!

Sì, lo è della nostra salvezza, della nostra gioia, della nostra piena realizzazione in Lui. Dio è pazienza infinita: “E’ lento all’ira” (Sal 102,8), ci dice la Sacra Scrittura ed è “longanime” (cioè ha un pazienza lunga, lunga, lunga…), invece di distruggerci per i nostri peccati, quando lo meritiamo, attende pazientemente la nostra conversione.
Però, dall’altra parte, Dio è anche: impazienza infinita. Egli non se ne sta inattivo e rassegnato in attesa che noi ci decidiamo a ritornare a Lui, ma ci sollecita in molti modi
a rientrare in noi stessi. Per dir così, mette in moto tutto Se stesso, perché finalmente ci decidiamo a rialzarci e a ritornare sulla retta via.

Penso alla Parabola del Figlio prodigo: tra le righe della parabola si legge di un Padre che scruta attento e con sollecitudine l’orizzonte in attesa del ritorno del figlio. Il suo amore di Padre gli attesta che il figlio ritornerà e questo amore raggiunge il cuore di quel figlio lì, nel fango dove si trova e lo sollecita a ritornare. Quando poi questi prende la risoluzione di tornare, il Padre, con grande impazienza, gli corre incontro e lo abbraccia.

L’IMPAZIENZA DI DIO È L’IMPAZIENZA DELL’AMORE.

E, ancora in preda all’impazienza, si rivolge ai servi dicendo più o meno così: “Presto, sbrigatevi, per favore, non c’è tempo da perdere. Ho atteso così tanto questo momento. È giunta l’ora di far festa. Non voglio e non posso attendere un minuto di più! Cercate di capire!”.

ANCHE MARIA ERA IMPAZIENTE

(Oggi ce n’è per tutti!). Ricordate quando, dopo avere ricevuto l’annuncio dell’Angelo va’ in tutta fretta a visitare la cugina Elisabetta? Ma, scusate, mancavano ancora tre mesi prima del parto di Elisabetta, c’era proprio bisogno di tutta quella, non solo fretta, ma addirittura “gran” fretta? Però, c’è da dire che chi ama vola, non accetta di camminare lentamente, ben lo sanno (mi correggo: lo sappiamo) gli innamorati.
E ricordate quell’altro episodio narrato dal Vangelo, quando alle nozze di Cana manca il vino e Maria forza quasi il Figlio a compiere il miracolo di cambiare l’acqua in vino? All’inizio Gesù le risponde press’a poco così: “Mamma, un po’ di pazienza! Non è ancora giunta la mia ora!”. Ma non c’è giustificazione che tenga, con le Mamme non si discute, il miracolo va compiuto subito e basta. (Aveva certamente ragione, mica gli Sposi e tutti gli invitati potevano aspettare un’altra ora…).
Ecco, io credo che un po’ di impazienza (di questa impazienza!) nella vita ci farebbe bene. Anzi, dovremmo farci un bell’esame di coscienza e la prossima volta che ci accostiamo al Sacramento della Riconciliazione dovremmo confessarci umilmente (causando forse lo stupore di qualche Confessore) dicendo:

“SONO SINCERAMENTE PENTITO\A
E CHIEDO PERDONO A DIO E AI FRATELLI
PER AVER MANCATO DI IMPAZIENZA”.

 

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

 

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Audio: La mia vita riflesso della tua

Testo e musica: Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

Arrangiamento: Samuel Sciarra

Il canto del cigno

Carissimi Fratelli e Sorelle, è a tutti nota l’espressione “il canto del cigno” che trae origine dall’antica credenza popolare secondo la quale il Cygnus olor, altrimenti detto Cigno muto, per la sua presunta incapacità di emettere suoni, fosse in grado di cantare una struggente e bellissima canzone qualche istante prima di morire. Tale modo di dire è passato poi ad indicare l’ultima espressione degna di nota della vita o della carriera professionale o artistica, prossima al termine, di una persona.

È sotto questa luce che vorrei parlarvi oggi del valore di un Testamento spirituale, che è come la sintesi della vita di una persona e racchiude ciò che ha ritenuto veramente importante e per cui ha speso la vita.

Sul finire della sua vita S. Francesco d’Assisi (e lo stesso fece S. Chiara) scrisse un Testamento spirituale nel quale racconta e consegna, ai suoi Frati, la sua esperienza di Dio.

In realtà, S. Francesco, di Testamenti spirituali ne scrisse due, tutti e due altrettanto importanti, ma il primo, detto “piccolo Testamento”, a mio avviso è più pregnante perché fu scritto in una circostanza particolare, quando cioè il Santo si sentì all’improvviso molto vicino a “sorella Morte” e poiché stava molto male e non poteva parlare, per forza di cose fu costretto ad essere molto conciso e così fece trapelare ancor meglio quali erano le cose a cui teneva di più e cioè: “Che i Frati si amino. Che osservino la santa povertà. Che siano obbedienti alla Santa Madre Chiesa”.

Perché vi parlo di questo? Beh! Alla fine della vita si tirano le somme e si chiede a se stessi: “Per chi e per che cosa ho vissuto? Cosa è stato veramente importante per me? Cosa vorrei lasciare in mio ricordo?”

Se questo è il significato di un Testamento spirituale, e poiché ignoriamo il giorno della nostra dipartita, credo che sia cosa buona, scriverlo; questo ci aiuta a fare verità nel nostro cuore, a capire cosa conta veramente per noi e se per caso dobbiamo aggiustare un po’ “il tiro” prima che sia troppo tardi.

Vi confido una cosa: ultimamente è così grande il desiderio del Cielo che mi arde nel cuore che, giudicando questo sentimento come un preludio di una mia possibile imminente dipartita da questa terra, ho anch’io scritto il mio Testamento spirituale.

Che dirvi (lo so che forse questo è troppo!), ho anche preparato il foglio dei canti per il giorno in cui si festeggerà il mio ingresso in Cielo.

Oh, non pensate che io non ami la vita, o sia una persona depressa, chi mi conosce sa che sono piena di gioia e di allegria, il fatto è che Dio ha messo nel mio cuore una profonda nostalgia di vederLo senza più veli. Comunque nell’attesa della Sua venuta , che non so affatto quando sarà, lavoro alacremente per il Regno di Dio, ciò che conta è avere Gesù nel cuore e poi il Paradiso inizia già su questa terra.

Ma, tornando al Testamento spirituale, io credo che faccia molto bene fermarsi e dire: se oggi dovessi tornare alla Casa del Padre, cosa vorrei consegnare ai miei Fratelli e Sorelle?

TU COSA SCRIVERESTI NEL TUO TESTAMENTO SPIRITUALE?

Io, fra le altre cose direi che…

…La vita è un’avventura meravigliosa. È un tempo e uno spazio sacro che ci viene donato per crescere nella conoscenza di Colui che ci ama e perciò ci ha creati. Vale la pena di spendere tutta la propria esistenza nell’

UNICA COSA NECESSARIA: LA RICERCA DEL VOLTO DI DIO.

 La vita quaggiù è breve. Dura meno di un soffio. A che serve vivere se non conosciamo il nostro Creatore e Signore, il fine ultimo di tutte le cose, davanti al quale ci presenteremo a conclusione della nostra esistenza terrena? Per me

 CONOSCERE DIO SIGNIFICA DIVENTARE COME LUI: AMORE.

 Ciò che conta veramente nella vita è aprire il cuore a Cristo. Consegnare a Lui totalmente e incondizionatamente la propria esistenza perché ci renda conformi a Sé in tutto: nell’Amore, nel dolore, nella pazienza, nel perdono, nell’offerta della vita, nel sacrificio della Croce, nell’obbedienza d’amore al Padre.

“Io quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). La Croce di Cristo ha illuminato e riempito di senso la storia, tutti i vissuti umani, anche la sofferenza e la morte. Non si può spiegare il perché della sofferenza, specie di quella innocente. Gesù Cristo non è venuto a spiegarla, semplicemente l’ha assunta, l’ha presa su di Sé e così l’ha redenta, l’ha santificata, le ha dato un senso.

Ti ringrazio, Signore, per la vita, per la chiamata a seguirti sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi, per le gioie e per i dolori che si sono intrecciati sapientemente nella mia storia. Per i miei genitori, che sono in Cielo, per i miei amatissimi fratelli, per le Sorelle della mia Comunità, quelle attuali e quelle che mi hanno preceduto nella Fondazione celeste e per tutte le persone semplici, umili e meravigliose che mi hai fatto incontrare lungo tutta la mia vita. Sono tante le persone che in un modo o in un altro hai posto sul mio cammino e da tutte, fino ad oggi, ho ricevuto del bene.

Signore Gesù Cristo, desidero ardentemente raggiungerTi in Paradiso insieme a tutti loro, sì proprio tutti nessuno escluso, anche insieme a coloro che ho incontrato in modo occasionale e ai quali ho avuto solo il tempo di rivolgere un sorriso. Desidero insieme a loro formare un coro che canti il Tuo Amore e la Tua Misericordia per tutta l’eternità.

L’amore che mi arde nel cuore, quell’Amore che Tu vi hai acceso, mi fa desiderare cose grandi. Il mio cuore e la mia carne anelano a vedere il Tuo Volto. Se per la mia indegnità non potrò sostenere il Tuo sguardo, vorrà dire che Ti abbraccerò ad occhi chiusi, come una sposa innamorata perduta nell’amplesso dolcissimo del Suo Sposo. Cosi sia.

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

 

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Audio: Sei Tu Signore!

 

Testo e musica: Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

Arrangiamento: Danilo Ballo

Soltanto due spiccioli

“Sorella, mia moglie ha appena dato alla luce due gemelli. È subentrata un’emorragia e poi una bronco polmonite. Ora è in terapia intensiva, in grave pericolo di vita, per favore preghi per lei.” Mi disse, singhiozzando, il marito.

“Alla mia figlioletta di 2 anni e mezzo è caduta addosso la friggitrice piena di olio bollente, provocando delle terribili ustioni. La supplico: preghi per lei.” Implorò, con il cuore affranto dal dolore, la giovane Mamma.

“Mio Padre è stato ricoverato questa notte per gravi problemi respiratori. Dagli esami è risultato positivo al Covid. Chiedo una preghiera per lui.”

Carissimi Fratelli e Sorelle,

sono tante le richieste di preghiera che ogni giorno ci pervengono e non solo per problemi di salute. Talvolta si tratta di persone che hanno una vita distrutta, persone che si portano dentro profonde ferite e che soffrono molto, altre volte si tratta di persone che hanno sofferenze di natura psicologica. E poi ci sono i problemi legati alla mancanza di lavoro, problemi legati alla mancanza di dialogo e di comprensione tra coniugi e tra genitori e figli, ecc…

Di fronte a queste e simili quotidiane richieste di preghiera qual’è la risposta di una Clarissa? Qual è la mia personale risposta?
Sapete, io appartengo all’Ordine delle “Sorelle Povere” di Santa Chiara e sono una Sorella povera davvero, come la povera vedova del Vangelo (Cfr Mc 12, 41-44)

HO SOLTANTO DUE SPICCIOLI:
LA PREGHIERA E LA VITA

Quando vengo a conoscenza di situazioni di sofferenza non posso che rinnovare al Padre celeste l’offerta della mia vita. E siccome sono ben consapevole che comunque è ben poca cosa, non lo è però se la unisco al sacrificio di Cristo, mio Sposo e mio Signore. “I suoi meriti, diventano i miei meriti” diceva San Gabriele dell’Addolorata.
Ogni giorno nella S. Messa il Sacerdote eleva ed offre al Padre celeste il calice che contiene il Sangue Prezioso di Cristo, è quello il momento privilegiato in cui posso unire l’offerta della mia vita a quella di Cristo per la salvezza delle anime.
Cosa significa in concreto poi offrire la mia vita a Dio per il bene e la salvezza delle anime? Significa dispormi ad accettare e ad offrire gli intrecci di gioie, di dolori e di fatiche, di cui è intessuta ogni giornata facendone un’offerta d’amore a Dio, senza lamentele e musi lunghi, ma con gioia e volentieri.
Significa anche dispormi ad accettare la volontà di Dio, qualunque essa sia. Significa altresì essere disposta a soffrire nella mia persona, se è necessario, perché il mio fratello o la mia sorella siano sollevati dalla prova che stanno vivendo.

LA VITA HA SENSO SOLO SE NE FACCIAMO UN’OFFERTA D’AMORE.

I Santi ci insegnano che la più piccola azione, fosse pure quella di raccogliere da terra un filo di paglia, diventa un gesto grandioso se lo compiamo per amore di Dio.
Quante occasioni ci si presentano durante il giorno da poter offrire al Signore. Anche le piccole sofferenze quotidiane, non vanno sciupate. Se ne facciamo un’offerta esse acquistano senso e diventano come delle perle preziose. La sofferenza in sé stessa non è un valore e pertanto non è desiderabile, ma dal momento che il Figlio di Dio, il Signore nostro Gesù Cristo, da Innocente, non l’ha evitata, pur potendolo fare, ma si è degnato di abbracciarla per la nostra salvezza, l’ha santificata, le ha dato senso, dignità, l’ha resa preziosa. Con la sofferenza, accolta e offerta, possiamo collaborare con Cristo per la salvezza delle anime, come hanno fatto i Santi.
Quando poi ho bisogno di ottenere una grande grazia dal Signore, non temo di portare… un po’ di confusione in Paradiso… In quel caso è tutto un coinvolgere i Santi del Cielo, a partire dalla Vergine Maria, e da quelli con cui ho più confidenza e gli Angeli Custodi e le anime del Purgatorio, perchè tutti uniti in fraterna solidarietà, intercedano per ottenere le grazie necessarie ai Fratelli e alle Sorelle che ne hanno bisogno.
Qualcuno pensa che noi Suore di Clausura siamo inutili, non dò peso e non mi curo di questo giudizio che comunque non ricade su di noi, ma sullo Spirito Santo che ha suscitato questo carisma nella Chiesa. Personalmente mi sento pienamente felice e realizzata non quando compio opere straordinarie, ma quando, con l’aiuto di Dio, e spesso senza nemmeno accorgermene, porto un po’ di sole, di amore, di gioia e di serenità nella vita delle persone.
Il nostro Sole,

IL MIO SOLE È: CRISTO GESÙ SIGNORE

Se Lui è nel mio cuore tutto il mio essere risplenderà della Sua Luce.
Questa volta sono io a chiedere la vostra preghiera per me, perché possa essere sempre come mi vuole il Signore: una sposa innamorata, felice di appartenere a Lui solo.
Grazie di cuore, ricambierò.

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

 

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Audio: Il Signore è il mio pastore

 

Testo (ispirato al Salmo 22) e musica: Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

L’identikit di Gesù Cristo

Carissimi Fratelli e Sorelle,

si dice che “la curiosità è donna”, beh, a dire il vero, non so se gli uomini siano meno curiosi delle donne, comunque io vi confesso che una grande curiosità ce l’ho: mi intriga e mi appas-siona molto conoscere, dal punto di vista umano, com’era, anzi com’è Gesù di Nazareth, quali sono i tratti caratteristici della Sua personalità, qual’è il Suo carattere, il Suo modo di fare, per usare un linguaggio moderno, vorrei sapere quali sono i Suoi “segni particolari”.
Non lavorando di fantasia, ma attraverso quello che Lui ci ha rivelato di Se Stesso, vorrei tentare di ricostruire il suo “identikit”.
La prima delle caratteristiche, che senza ombra di dubbio vorrei affermare, è questa:

GESÙ È UNO SPOSO BELLISSIMO

Come faccio a saperlo? Semplice: l’ho visto! Dove? Ovunque! Quando guardo un cielo stellato, quando osservo rapita un fiore del campo o ne aspiro il delicato profumo, quando vedo la purezza negli occhi di un bambino, quando guardo il viso di una persona anziana solcato dalle rughe che le fatiche di una vita donata hanno scavato, quando vedo gesti di servizio disinteressato e di amore gratuito: io vedo Lui, non posso non vederLo e non ammirarne la Bellezza. S. Bonaventura afferma che tutta la Creazione e tutte le cose belle portano impresse l’impronta del Bellissimo, per mezzo del quale e in vista del quale tutto è stato creato (Cfr. Col 1, 16). “Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia”, afferma il Salmo 44. S. Chiara folgorata da questa bellezza esclama: “La Sua Bellezza ammirano il Sole e la luna.” E poi pensando aglli oltraggi subìti nella Sua passione e morte ella continua: “Eppure Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo”, cosa che Lo rende ancora più bello a causa dell’Amore che Lo spinge a tanto. Nel Cantico dei Cantici leggiamo che gli amici della Sposa le chiedono: “Ma ci vuoi dire che cos’ha il tuo Diletto di diverso da un altro perché così ci scongiuri?” Ed ella risponde: “Il mio Diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille… i suoi occhi sono come colombe su ruscelli d’acqua…” E continua con una descrizione romantica, meravigliosa e stupenda dell’Amato (Cfr. Ct 5, 9-16).

GESÙ È UN PROFONDO PSICOLOGO

Leggendo nelle pagine del Vangelo è evidente la capacità di Gesù di leggere nel cuore di chi gli sta davanti, di esortare, insegnare, incoraggiare, mettere in guardia, di entrare nelle pieghe dell’anima, facendosi raccontare i propri vissuti e dandone la chiave di lettura. Penso ai discepoli di Emmaus, per esempio, che nello scoraggiamento dovuto al fallimento dei loro sogni, davanti allo Sconosciuto viandante che sembra ignaro degli ultimi eventi svoltisi in città, gli citano esattamente il Kerygma, cioè il messaggio della salvezza, lo fanno però non come credenti che ne traggono gioia e consolazione, ma al contrario per dimostrare che tutto è andato male, finchè Gesù non spiega loro tutto l’accaduto sotto un’altra luce, non risparmiando loro anche qualche rimprovero (Lc 24,13-35). Penso pure al dialogo con la Samaritana, ove Gesù le fa prendere coscienza della sua profonda sete di amore, ancora non appagata perché cercata in luoghi sbagliati, finchè non incontra Lui e allora lascia anche la brocca perché ormai nel suo cuore comincia a zampillare un’acqua viva (Cfr Gv 4, 5-42).
Credo che a tutti noi farebbe bene un po’ di CRISTOTERAPIA. Gesù entra nel nostro cuore e fa verità dentro di noi, senza ferirci e senza giudicarci, per ridonarci la libertà.

GESÙ È UN FINE UMORISTA

Mi fa sorridere particolarmente un episodio narrato dai Vangeli: Gesù rispondendo alla do-manda di un Dottore della Legge che gli chiede: “Chi è il mio prossimo?”, racconta una parabola. Ora, è risaputo che i Giudei non guardano di buon occhio i Samaritani, considerandoli come dei pagani. Gesù racconta dunque la parabola di un uomo incappato nei briganti e lasciato da questi semi-vivo e sottolinea che a prendersi cura di quel pover’uomo non sono stati né i Sacerdoti, né i leviti, ma proprio un Samaritano. Quello che mi fa sorridere è questo: alla fine della parabola Gesù si rivolge al Dottore della Legge e gli chiede in modo diretto: “Chi fra tutti si è preso cura del poveraccio incappato nei briganti?”. Insomma vorrebbe che il Dottore della Legge pronunciasse con le sue stesse labbra che è stato proprio un Samaritano (Cfr Lc 10, 25-37). Ma questi furbescamente evita persino di nominarlo e risponde: “Quello che si è preso cura di lui”.
È importante coltivare il senso dell’umorismo, esso ci aiuta a sdrammatizzare i conflitti e moderare le tensioni quotidiane e contribuisce molto a creare un clima disteso e armonico. L’umorismo costituisce un elemento prezioso per una vita sana ed equilibrata anche dal punto di vista spirituale. Nei Santi, che sono gli innamorati di Dio, si nota che ad una profonda libertà di spirito si abbina un altrettanto profondo senso dell’umorismo. Non è semplicemente questione di buon carattere, di simpatia umana e di facilità alla battuta spiritosa, ma è anche conformità all’esperienza di quanto tutto sia tremendamente relativo all’infuori di quell’Unico che è ineffabile e dinanzi al quale tutto risulta piccolo e limitato.

GLI ASPETTI EMOTIVI DI GESU’

I Vangeli spesso evidenziano quelli che sono gli aspetti emotivi della personalità di Gesù e dimostrano come Egli viva profondamente le emozioni, le gioie, i dolori, le sofferenze, le attese e le speranze. Ci mostrano un uomo vero che vive intensamente e con appassionati stati emotivi tutta la gamma dei sentimenti che accompagnano la vita dell’uomo. L’evangelista Luca conferisce un particolare risalto alla GIOIA ED ESULTANZA di Gesù quando benedice il Padre: “In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: <<Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto>>” (Lc 10,21).
I vangeli ci dicono che Gesù prova COMPASSIONE nei confronti della folla che lo segue, attratta dalla sua parola e dai prodigi (Mt 15, 29-37), così pure verso Lazzaro, i due ciechi di Gerico (Mt 20,24) e verso il lebbroso (Mc 1,41).
Ben diverso è l’atteggiamento di Gesù verso le città che si affacciano sul lago di Tiberiade: Corazin e Betsàida, per le quali prova DOLORE perché seppur beneficate da Lui con la predicazione ed i miracoli non hanno voluto corrispondere al suo “Dono”.
Così come si mostra addolorato quando si rivolge alla città di Gerusalemme che non ha saputo riconoscerLo come Messia. Tra Gli atteggiamenti che Gli danno più fastidio poi, sono convinta che sia particolarmente “allergico” all’ipocrisia, come attestano ancora i Vangeli.

Carissimi, non finirei più di parlare di Gesù, ma per mancanza di spazio mi fermo qui, lasciando a voi il bel compito di indagare, con santa curiosità, su altre Sue peculiari caratteristiche che lo contraddistinguono.

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

 

L’identikit di Gesù Cristo pdf

 

Audio:Davanti al Re!

La Scala del Paradiso

Carissimi Fratelli e Sorelle,

Cristo, il Figlio di Dio, è la Scala che unisce il cielo alla terra. Con la sua Incarnazione, infatti, Egli è disceso dal cielo sulla terra per farsi uomo, affinché l’uomo potesse ricongiungersi con Dio dal quale si era separato a causa del peccato originale. E poiché questo ricongiungimento è stato ristabilito grazie alla morte redentrice di Gesù, la Croce rappresenta la vera ed unica scala che riconduce a Dio.

Ma anche Maria – benché sempre e solo in rapporto al Figlio che ha generato – può essere considerata SCALA DEL PARADISO, in virtù della sua coopera-zione al disegno salvifico di Dio.
Contemplare Maria come “Scala del Cielo”, significa dunque mettere in rilievo la realtà dinamica della sua collaborazione con Dio, e in questo Maria è certamente modello anche per la nostra vita di credenti. Innanzitutto lo è per la FEDE limpida, profonda e ricca di fiducia, che non vacilla nemmeno ai piedi della Croce. Come Maria siamo chiamati anche noi a vivere nella luce e nella forza di questa fede e ad assumere il medesimo atteggiamento di fiducia in Dio e di con-segna di noi stessi alla Sua volontà anche quando è difficile da accogliere. Solo così possiamo diventare anche noi scala, ossia strumento tramite cui il Signore espande il Suo Regno sulla terra.

La fede autentica poi si traduce in TESTIMONIANZA nel cuore della nostra vita quotidiana. È lì che dobbiamo saper scorgere la Presenza di Dio. La fede cristiana è tale quando ci mantiene aperti, benevoli e accoglienti verso chiunque ci sta di fronte, pronti a cogliere le domande e le aspirazioni che salgono dai nostri Fratelli e Sorelle, spesso disorientati in un mondo così in rapida trasformazione che tende ad escludere Dio dall’orizzonte del nostro vivere.
Tuttavia, la nostra fede non potrà produrre una testimonianza efficace se non è radicata nell’UMILTÀ. Anche qui Maria ci è di esempio. L’umiltà ci aiuta a far sì che il nostro cuore non diventi preda di forze negative e distruttive come la superbia, l’orgoglio, l’invidia, l’ostilità, ecc… L’umiltà cerca sempre e al di sopra di tutto l’armonia., la concordia e la pace e fa suo quell’anelito alla fraternità che sta alla base della convivenza umana e cristiana. Ma soprattutto l’umiltà ci aiuta a comprendere che la nostra vita è un “dono” che non va trattenuto per noi stessi, ma che va messo a servizio degli altri.

Maria è la MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE. Questa è una verità di fede insegnata dal Magistero della Chiesa, il quale afferma che tutte le grazie di conversione e di santificazione meritate da Nostro Signore Gesù Cristo con la Sua Passione e la Sua morte in Croce, sono state affidate a Maria perché Ella le distribuisca agli uomini di buona volontà.
Un privilegio così straordinario è stato affidato da Dio a Maria a motivo della sua partecipazione all’opera della Redenzione. Inoltre dal momento in cui Ella fu assunta presso il Figlio, a quella gloria celeste che meritava per la sua dignità e lo splendore dei suoi meriti, Maria non cessa di vegliare sulla Chiesa e di assisterci e proteggerci come una Madre in modo che, come era stata strumento del mistero dell’umana redenzione, così fu eletta dispensatrice della Grazia che per tutti i tempi deriva da questa redenzione.
Nella vita di S. Gemma Galgani, che nutriva un rapporto molto confidenziale con Gesù e con la Madre Sua, si legge un fatto che fa sorridere: una volta, la Santa, chiese a Gesù una grazia, ma poiché il Signore, in quell’occasione, le rispose che non riteneva opportuno per il momento concedergliela, ella si rivolse fiduciosa e risoluta alla Santa Vergine e ottenne il favore desiderato.
Le Mamme! Cosa non sono capaci di ottenere… Con la loro paziente e umile tenacia, con il loro fine intuito e i modi garbati e convincenti, sanno addolcire e sdrammatizzare tante situazioni, lenire le ferite, talvolta le vediamo vincere dei duri combattimenti più degli eserciti schierati a battaglia. Ricordate le Nozze di Cana? Il vino era finito, la gioia stava spegnendosi. La Madre interviene, ma il Figlio la ferma: “Non è ancora giunta la mia ora!” (Gv 2,4). La Madre però non si arrende e ottiene ciò che desidera.

Per un istante, voglio rivolgermi alle donne: ognuna di noi ha inscritto nel proprio essere la chiamata alla maternità. Madri lo diventiamo quando siamo capaci di donare la vita per gli altri. Non si è Madri solamente, né semplicemente, né automaticamente per il fatto di mettere al mondo dei figli. Tu, io siamo Madri quando nel nostro cuore l’amore per l’altro\\a è talmente grande che volentieri e senza nemmeno starci a pensare daremmo la vita per l’altro\\a, appunto perché l’amiamo come un figlio o una figlia. Madri lo siamo quando siamo capaci, giorno dopo giorno, di donare la vita senza fare rumore, nella quotidianità, nella ferialità, riempiendola di amore gratuito, di umile, gioioso e amorevole servizio, di accoglienza, di ascolto, di sorriso, di gentilezza, di gesti che esprimono tenerezza.
La Vergine Maria, Madre per eccellenza, che tutto questo ha incarnato nella sua vita in modo sublime, ci insegni e ci ottenga il dono della maternità spirituale. Essa non si impara sui libri. Spesso per apprendere “l’arte di diventare Madri” bisogna passare attraverso la sofferenza che purifica l’amore, lo rende più maturo, più vero, lo libera da tanti egoismi e lo rende più simile a quello di Dio che è un AMORE OBLATIVO. Una Madre vera ama e accoglie sempre, senza interesse e senza pretendere nulla in cambio. Ama, cioè, come Dio, che è Padre e Madre insieme.
Auguro ad ogni donna di riscoprire il dono della maternità che porta in sé, di ravvivarlo, di custodirlo, di esprimerlo e di portarlo a pieno sviluppo e compimento, con la Grazia di Dio e l’intercessione di Maria Santissima: Vergine e Madre.
Imitiamo dunque Maria, a Lei ricorriamo perché questa è la volontà di Dio.

“Chiunque tu sia, che ti vedi trascinato dalla corrente di questo mondo, e a cui sembra di navigare tra burrascose tempeste piuttosto che camminare sulla terra, se non vuoi essere travolto dalle tempeste non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella che si chiama Maria. Se si alzano i venti delle tentazioni, se incorri negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se ti vedi travolto dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira, l’avarizia o i desideri della carne scuotono violentemente la navicella del tuo cuore, guarda la stella, invoca Maria. Se, turbato al pensiero dell’enormità dei tuoi peccati, confuso per la bruttura della tua coscienza, tremante di paura al pensiero del Giudizio, cominci a sprofondare nel baratro della tristezza e della disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nelle incertezze, nelle angustie, pensa a Maria, invoca Maria, Maria non receda dalle tue labbra, non si allontani dal tuo cuore e tu, per impetrare il suo aiuto, non trascurare di imitare gli esempi della sua vita. Se la segui non smarrirai la strada, se la preghi non dispererai, se pensi a lei non ti perderai, se lei ti protegge non temerai. Se ti sorregge non cadrai, se ti difende non temerai nulla, se ti conduce arriverai al porto, se ti guida non ti smarrirai.
In ogni cosa pensa Maria, invoca Maria”. (San Bernardo)

Concludo queste riflessioni con una piccola confidenza personale: mi piace molto rivolgermi spesso alla Beata Vergine Maria con questa semplice giaculatoria:

“AVE, O MARIA, DAI UN BACIO A GESÙ DA PARTE MIA!”

Chi più di lei Gli è accanto e può farsi portavoce non solo dei nostri bisogni, ma anche del nostro amore e della nostra gratitudine? Maria è Mediatrice anche in tal senso, non dimentichiamolo.

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

 

La scala del Paradiso pdf

Audio: Il nome di Maria!

Anche Dio porta gli occhiali

Carissimi Fratelli e Sorelle,

 

ne sono proprio certa: Dio porta gli occhiali! E sono anche informata sul tipo: sono degli OCCHIALI BIFOCALI che, da una parte, lo rendono quasi cieco di fronte alle nostre molteplici e ricorrenti magagne, mentre, dall’altra parte, acutizzano la Sua vista sulla nostra anche minima volontà di compiere il bene, sui nostri sforzi e buoni propositi.

Volete sapere la marca? Conosco anche quella. La marca degli occhiali che il nostro Dio usa si chiama:

 BENEVOLENZA

 e la rinomata Ditta produttrice, si chiama

 MISERICORDIA.

Dio ci guarda con AMORE e come una Madre che ama teneramente i suoi figli, guarda il bene che c’è nel nostro cuore, il bene che compiamo e che potremo compiere, con il Suo aiuto.

 EDUCARE È L’ARTE DI SAPER TRARRE FUORI IL BENE
PRESENTE IN OGNI PERSONA.

Se l’uomo e la donna sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e Dio è Amore, questo Amore è già presente nel cuore della persona umana. Si tratta di farlo emergere, di portarlo alla luce, se non lo è. Di scoprirlo, di ripulirlo dalle erbacce che vi possono crescere intorno e che minacciano talvolta di soffocarlo.

È un’arte molto bella e affascinante quella di saper scoprire e promuovere il bene presente nel nostro prossimo, come pure in noi stessi.

La stima e l’amore per gli altri cresce e si coltiva quando nutriamo buoni pensieri, quando ci accorgiamo del bene che l’altro compie, ne gioiamo e ne siamo grati.

Questo rafforza il bene presente nell’altro e contribuisce non poco a creare attorno a noi un’atmosfera positiva, armoniosa.

Se invece fissiamo la nostra attenzione sui difetti (e spesso accade che i difetti che attenzioniamo non siano i nostri ma quelli altrui), questo non fa bene a nessuno, al contrario crea un’atmosfera di sfiducia, di disistima e incrina sempre di più le relazioni.

Ciò non significa che dobbiamo chiudere gli occhi e far finta di non vedere se un fratello o una sorella percorrono una strada non buona, e tacere invece di aiutarli a ritornare sulla retta via, perché questo sarebbe un peccato di omissione. Dobbiamo però distinguere tra il peccato e il fratello che pecca. Il peccato è da aborrire, da evitare, il fratello che pecca invece è da aiutare, da amare e da trattare  sempre con misericordia, come vorremo essere trattati noi se fossimo in un caso simile.

Il giudizio poi appartiene a Dio e per fortuna Dio non siamo noi. Quanti pensieri in meno… dovremmo ringraziare ogni giorno Dio per non essere al Suo posto, sebbene talvolta indebitamente ci mettiamo al posto Suo, usando però i nostri parametri di giudizio, ben diversi dai Suoi (ma chi ce lo fa fare, dico io!).

Carissimi, spesso capita di sfogarci con lamentele sul conto degli altri, del marito, della moglie, dei colleghi di lavoro, dei vicini di casa, delle suocere (ci mancherebbe… diciamo che in quest’ambito non possono sentirsi per niente trascurate), talvolta dei confratelli o delle consorelle, ecc… Spesso poi ci si lamenta anche del tempo, degli acciacchi (ma siamo grati invece per la salute che abbiamo?) e di tante altre cose…

È tempo di cambiare “registro”, oggi voglio farvi un augurio:

 VI AUGURO CON TUTTO IL CUORE DI “SFOGARVI”
SEMPRE PIU’ SPESSO
QUANDO AVETE IL “CUORE IN PIENA”
E NON RIUSCITE A REGGERE DA SOLI
LA GIOIA E LA GRATITUDINE, LA STIMA E L’AFFETTO
CHE PROVATE PER QUALCHE PERSONA
E AVETE BISOGNO DI CONDIVIDERLI CON QUALCUNO,
DI RIVERSARE QUESTI SENTIMENTI IN UN ALTRO CUORE
CHE INSIEME A VOI NE GIOISCA E RINGRAZI IL SIGNORE.

Anche se la persona in questione non lo sa (ma se volete, fategli sapere pure che l’amate e la stimate ed elencatele, se lo ritenete opportuno, tutti i motivi), sono comunque sicura che leggerà nei vostri occhi tutto ciò che provate e le relazioni si rinsalderanno sempre di più.

Dovremmo prendere esempio dal nostro Padre Celeste che ci guarda con tanto ottimismo e positività e munirci tutti degli stessi occhiali che Lui stesso usa per guardarci. Non costano poi tanto…

Dimenticavo… gli occhiali sono invisibili, però gli effetti che producono si notano, eccome!

Con grande affetto:

 Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

Anche Dio porta gli occhiali pdf

 Audio: Popoli tutti!