Anche Dio porta gli occhiali

Carissimi Fratelli e Sorelle,

 

ne sono proprio certa: Dio porta gli occhiali! E sono anche informata sul tipo: sono degli OCCHIALI BIFOCALI che, da una parte, lo rendono quasi cieco di fronte alle nostre molteplici e ricorrenti magagne, mentre, dall’altra parte, acutizzano la Sua vista sulla nostra anche minima volontà di compiere il bene, sui nostri sforzi e buoni propositi.

Volete sapere la marca? Conosco anche quella. La marca degli occhiali che il nostro Dio usa si chiama:

 BENEVOLENZA

 e la rinomata Ditta produttrice, si chiama

 MISERICORDIA.

Dio ci guarda con AMORE e come una Madre che ama teneramente i suoi figli, guarda il bene che c’è nel nostro cuore, il bene che compiamo e che potremo compiere, con il Suo aiuto.

 EDUCARE È L’ARTE DI SAPER TRARRE FUORI IL BENE
PRESENTE IN OGNI PERSONA.

Se l’uomo e la donna sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e Dio è Amore, questo Amore è già presente nel cuore della persona umana. Si tratta di farlo emergere, di portarlo alla luce, se non lo è. Di scoprirlo, di ripulirlo dalle erbacce che vi possono crescere intorno e che minacciano talvolta di soffocarlo.

È un’arte molto bella e affascinante quella di saper scoprire e promuovere il bene presente nel nostro prossimo, come pure in noi stessi.

La stima e l’amore per gli altri cresce e si coltiva quando nutriamo buoni pensieri, quando ci accorgiamo del bene che l’altro compie, ne gioiamo e ne siamo grati.

Questo rafforza il bene presente nell’altro e contribuisce non poco a creare attorno a noi un’atmosfera positiva, armoniosa.

Se invece fissiamo la nostra attenzione sui difetti (e spesso accade che i difetti che attenzioniamo non siano i nostri ma quelli altrui), questo non fa bene a nessuno, al contrario crea un’atmosfera di sfiducia, di disistima e incrina sempre di più le relazioni.

Ciò non significa che dobbiamo chiudere gli occhi e far finta di non vedere se un fratello o una sorella percorrono una strada non buona, e tacere invece di aiutarli a ritornare sulla retta via, perché questo sarebbe un peccato di omissione. Dobbiamo però distinguere tra il peccato e il fratello che pecca. Il peccato è da aborrire, da evitare, il fratello che pecca invece è da aiutare, da amare e da trattare  sempre con misericordia, come vorremo essere trattati noi se fossimo in un caso simile.

Il giudizio poi appartiene a Dio e per fortuna Dio non siamo noi. Quanti pensieri in meno… dovremmo ringraziare ogni giorno Dio per non essere al Suo posto, sebbene talvolta indebitamente ci mettiamo al posto Suo, usando però i nostri parametri di giudizio, ben diversi dai Suoi (ma chi ce lo fa fare, dico io!).

Carissimi, spesso capita di sfogarci con lamentele sul conto degli altri, del marito, della moglie, dei colleghi di lavoro, dei vicini di casa, delle suocere (ci mancherebbe… diciamo che in quest’ambito non possono sentirsi per niente trascurate), talvolta dei confratelli o delle consorelle, ecc… Spesso poi ci si lamenta anche del tempo, degli acciacchi (ma siamo grati invece per la salute che abbiamo?) e di tante altre cose…

È tempo di cambiare “registro”, oggi voglio farvi un augurio:

 VI AUGURO CON TUTTO IL CUORE DI “SFOGARVI”
SEMPRE PIU’ SPESSO
QUANDO AVETE IL “CUORE IN PIENA”
E NON RIUSCITE A REGGERE DA SOLI
LA GIOIA E LA GRATITUDINE, LA STIMA E L’AFFETTO
CHE PROVATE PER QUALCHE PERSONA
E AVETE BISOGNO DI CONDIVIDERLI CON QUALCUNO,
DI RIVERSARE QUESTI SENTIMENTI IN UN ALTRO CUORE
CHE INSIEME A VOI NE GIOISCA E RINGRAZI IL SIGNORE.

Anche se la persona in questione non lo sa (ma se volete, fategli sapere pure che l’amate e la stimate ed elencatele, se lo ritenete opportuno, tutti i motivi), sono comunque sicura che leggerà nei vostri occhi tutto ciò che provate e le relazioni si rinsalderanno sempre di più.

Dovremmo prendere esempio dal nostro Padre Celeste che ci guarda con tanto ottimismo e positività e munirci tutti degli stessi occhiali che Lui stesso usa per guardarci. Non costano poi tanto…

Dimenticavo… gli occhiali sono invisibili, però gli effetti che producono si notano, eccome!

Con grande affetto:

 Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

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 Audio:Popoli tutti!

Dio: rimandato in matematica!

  

Carissimi Giovani,

è cosa a tutti nota e risaputa: Dio è scadente in matematica, non se la cava proprio, riesce a contare solo… fino a uno.

Per Lui conta la persona singola, esisti tu, esisto io, con un nome, un volto, una storia. Esiste la persona con le sue speranze, le sue ferite, i suoi sogni, con la propria unicità, originalità, irripetibilità.

Se, per ipotesi, esistessi solo tu al mondo, Egli per te si sarebbe incarnato e per te avrebbe dato la vita. Ai Suoi occhi non esiste la massa, ma la persona.

Ricordate la parabola della pecorella smarrita? Il Pastore lascia le 99 pecorelle per andare in cerca di quell’unica che si era perduta (Lc 15, 3-7).

Con la nostra prudenza umana, noi certamente avremmo ragionato e agito diversa-mente e avremmo preferito rimanere a custodire il gregge, anziché lasciarlo per andare in cerca di una sola pecorella un po’ capricciosa che si era allontanata andando per sentieri impervi.

Ma Dio non ragiona così, Egli è come una Madre che, anche se è attorniata da tutti i suoi figli e gliene manca uno, non riesce a trovare pace, ad essere contenta, perché per lei un figlio solo è importante quanto tutti gli altri messi insieme.

L’uomo e la donna, lo sappiamo, sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e Dio ha affidato a ciascuno una vocazione e missione speciale che è importante scoprire.

Ognuno di noi è chiamato a riflettere, a riprodurre su questa terra almeno un tratto, un aspetto della vita di Gesù: Gesù che si ritira sul monte a pregare; Gesù che accoglie i bambini; Gesù che si prende cura degli ammalati; Gesù che annuncia la Buona Novella del Regno, ecc…

LA VOCAZIONE COMUNE A TUTTI GLI UOMINI È QUELLA DELL’AMORE.

Noi ci realizziamo veramente e compiutamente, come uomini e come donne, unicamente se amiamo e se amiamo alla maniera di Dio. Se amiamo cioè non solo chi ci fa del bene, ma anche i nemici (se ne abbiamo), o comunque chi non ci fa proprio simpatia, chi ci ha fatto qualche torto, chi è un po’ molesto e difficile da sopportare, insomma se amiamo chiunque.

Dio, ci ricorda Gesù, fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5, 45). Dio non ci ama perché lo meritiamo, ci ama perché è Amore.

Il punto è questo: se siamo abitati dall’Amore, e l’Amore è Dio, ameremo tutti, non ne potremo fare a meno, non potremo fare distinzioni tra Fratelli\Sorelle da amare e altri da escludere, perché non ci lasceremo determinare dai meriti altrui, ma soltanto dall’Amore che è dentro il nostro cuore.

L’Amore vero è SENZA PRETESE e GRATUITO, non pretende cioè di essere ricambiato, è DISINTERESSATO, è PERSONALE, cioè è rivolto al singolo, è OBLATIVO, perché si dona senza riserve.

Carissimi Fratelli e Sorelle, voglio farvi una proposta. Ci assumiamo insieme un impegno? Vi assicuro che non è difficile, ne vale la pena e di certo può rendere più felici noi e chi ci sta intorno e creare relazioni più armoniose e belle, più vere e profonde.

NON PASSI GIORNO DELLA NOSTRA VITA
SENZA CHE REGALIAMO UN SORRISO
E UN ATTO D’AMORE
ALMENO AD UNA PERSONA.

Non proponiamoci di fare cose grandiose o di raggiungere mete troppo alte e difficili, cogliamo invece le molte occasioni umili, a portata di mano,

VIVIAMO LA SANTITÀ NEL QUOTIDIANO

con la Grazia che Dio non ci fa mancare. Ci vuole così poco: una carezza, un sorriso sincero, una parola gentile, una presenza silenziosa che dice più di mille parole, un abbraccio che riempie il cuore, un servizio reso con amore e senza farlo pesare… In tutto ciò che facciamo, è l’amore che fa la differenza. È come se noi facessimo l’elemosina ad un povero accompagnando questo gesto con una rosa, con una stretta di mano o con un abbraccio affettuoso, cioè con un di più non richiesto che solo l’Amore sa inventare.

L’AMORE È MOLTO FANTASIOSO E CREATIVO.

Piccoli umili gesti intrisi di Amore hanno la capacità di accendere nel cuore di chi li riceve una scintilla, e di scintilla in scintilla di provocare un incendio di Amore che sicuramente renderà questa Terra più “calorosa”.

Come direbbe San Francesco D’Assisi: “Incominciamo subito”. Lo Spirito Santo è ricco di inventiva e ci suggerirà come impregnare di Amore anche il gesto più umile.

L’Amore è fatto di tanti piccoli gesti che vengono dal cuore. Impariamo non solo a donarli, ma anche ad essere attenti e grati per quelli che ci vengono donati, cogliendo tutta l’intensità dell’affetto, dell’impegno, della sincerità di chi, senza nulla pretendere, ce li elargisce.

RICORDATI CHE TU PER DIO SEI IL NUMERO UNO.
OGNI PERSONA LO SIA PER TE.

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

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Audio: Parola d’amor!

La preghiera del cuore e il cuore della preghiera

Carissimi Giovani,

non so se voi conoscete una canzone che quelli della mia età sicuramente ricordano (lo so, leggo nei vostri pensieri, volete sapere quanti anni ho: 51 compiuti!) le parole sono queste:

 

“O AMORE, AMORE. AMORE GRANDE, AMORE MIO”…

Non frugate però nel repertorio di Frisina (tutt’altro!) o di qualche altro autore di musica sacra, è invece una canzone dei Cugini di Campagna (proprio loro!) dal titolo: Conchiglia bianca.

Dovete sapere che, quando percorro i corridoi del Monastero dove dimoro, dopo essermi guardata a destra e a sinistra, per timore che qualcuna delle mie Sorelle mi oda e possa pensare cose strane sul mio conto (ma sarebbero del tutto giustificate), mi sorprendo a cantarla spesso.

Del resto perché non potrei applicare al mio Signore queste parole?

Chi di noi non conosce l’espressione di tenerezza che sgorga dal cuore di chi ama e che si rivolge alla persona amata dicendole o addirittura chiamandola così: Amore mio?

Ebbene, non c’è persona a cui questa espressione si addica più perfettamente se non a Dio. Dio è Amore per essenza e rivolgersi a Lui chiamandoLo: AMORE è ciò che di più vero e sensato possiamo dire.

Voglio prendere spunto dalle parole di questa canzone per parlarvi della preghiera del cuore. Essa consiste nell’invocare incessantemente, senza interruzione, il Nome divino di Gesù Cristo con le labbra, la mente e il cuore, immaginando la sua Presenza costante, in ogni occupazione, in ogni luogo, in ogni tempo, persino nel sonno.

La preghiera del cuore si può esprimere con queste parole: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore!», come facevano i monaci russi, ma si può esprimere anche con altre parole, per esempio ripetendo ad ogni battito del nostro cuore, ad ogni nostro respiro: “GESÙ, TI AMO!”.

Chi si abitua a questa invocazione ne riceve grande consolazione, e sente l’esigenza di recitare sempre questa preghiera, tanto che non può più farne a meno, ed essa stessa fluisce spontaneamente in lui.

Poco importa le parole che usiamo, ciò che conta è che non ripetiamo delle formule senza cuore, cioè meccanicamente, ma che ci stiamo dentro con tutti noi stessi.

In conclusione e in termini molto semplici:

LA PREGHIERA DEL CUORE CONSISTE
NEL METTERCI IL CUORE QUANDO PREGHIAMO
E IL CUORE DELLA PREGHIERA ALTRO NON È CHE L’AMORE.

Amiamo Dio con tutte le nostre forze, la nostra volontà, i nostri sentimenti, ma anche con la nostra debolezza, con la nostra pochezza, insomma così come siamo.

Gesù ci accoglie nella nostra povertà e verità.

Carissimi, io sono arciconvinta che Gesù ci sta aspettando e ci accoglierà in Cielo con le braccia aperte.

Io credo che quelle braccia che Gesù ha spalancato sulla Croce non le chiuderà se non attorno a noi, per cingerci in un dolcissimo, caloroso e delizioso abbraccio d’amore.

Amatissimi Fratelli e Sorelle, spesso mi soffermo a pensare al Paradiso, ad immaginare come sarà… e mi chiedo: ma se la terra è così bella (pensiamo alla bellezza di un’aurora, di un tramonto, di una cascata, al sorriso di un bimbo) e su questa terra ci viviamo solo pochi anni, ma cosa ci sarà in Paradiso?

Quali bellezze il Signore ci ha preparato per la vita eterna?

La Bellezza che contempleremo in Paradiso, sarà Dio stesso, il Suo sorriso farà splendere il Cielo e ci riempirà di gaudio indicibile.

Quando poi comincio ad immaginare il momento in cui Gesù aprirà la Sua bocca per cantare e con la Sua Voce soave, calda e vibrante riempirà di celeste melodia tutto il Regno dei Cieli… è meglio che mi fermi o che mi procuri qualche “distrazione volontaria”…

Questi pensieri non sono frutto di semplice fantasia, perché con il Battesimo siamo diventati tempio di Dio e la Santissima Trinità abita nel nostro cuore, se viviamo in Grazia di Dio. Quindi già su questa terra possiamo sperimentare, almeno in parte, che il Paradiso è dentro di noi. Ci manca soltanto la visione, ma possiamo fin d’ora gustarne la pace e la gioia e, se tendiamo il nostro orecchio interiore, possiamo udire come un canto e una musica nel profondo del nostro cuore: è la Voce dell’Amato che canta.

Concludo con una preghiera\giaculatoria che vi propongo, ma esorto ed incoraggio ciascuno di voi, dopo avere invocato lo Spirito Santo, a formularne una propria, semplice e breve, che vi possa accompagnare sempre, mentre camminate o siete in auto, quando conversate, quando lavorate o riposate, sia di giorno che di notte:

“O GESÙ: AMORE MIO,
VIENI A REGNARE NEL CUORE MIO!”.

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

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Audio: Ti loderò!

Quella volta che litigai con l’angelo custode

Carissimi Giovani,

oggi devo ricordare le mie colpe e fare una confessione pubblica: ho litigato con il mio Angelo Custode… e anche con S. Antonio di Padova.

 

Le cose sono andate così: quella volta avevo affidato al mio Angelo Custode una certa incombenza, era urgente, avevo fretta di essere esaudita e ci tenevo tanto. Ecco: per me era importante! Lo pregavo intensamente, ma i giorni passavano e la grazia non arrivava. Non vedendomi ascoltata, mi rivolsi a colui che io ritengo mio amico speciale: S. Antonio di Padova, perché almeno lui mi esaudisse presto. Non c’era tempo da perdere.

…Pare che entrambi si fossero messi d’accordo, nessuno dei due mi ascoltava.
Mi lamentai (per la verità mi spazientii proprio), insomma l’affare era di una certa importanza ed essi sembravano disinteressarsene e non badare affatto a me.
Comunque la cosa andò a finire così, dopo circa un mese, trascorso da parte mia nell’altalena di questi sentimenti: speranza-impazienza-fiducia-stizza, finalmente i due portarono a buon fine l’incarico che avevo loro affidato e per il quale li avevo tanto pregati e superarono le mie aspettative, cioè, in conclusione, il ritardo nell’esaudimento della mia richiesta risultò molto provvidenziale.
Confusa e pentita mi andai a confessare per avere avuto “giudizi temerari” nei confronti del mio Angelo Custode e di S. Antonio e il Confessore, stupito e divertito per questa (forse insolita) Confessione, mi diede l’assoluzione.
Però, detto fra noi, mi permettete di dirvi sinceramente che cosa penso fino in fondo?

È MEGLIO LITIGARCI OGNI TANTO COL NOSTRO ANGELO CUSTODE,
ANZICHÉ IGNORARLO O TRASCURARLO DEL TUTTO,
COMPORTANDOCI COME SE NON ESISTESSE.

Egli esiste e ci assiste, siamo stati affidati a lui perché si prenda cura di noi ed egli lo fa con zelo. Se talvolta sembra non ascoltarci è perché vede più lontano di noi (ho imparato la lezione!).
Riguardo ai Santi, io credo che ognuno debba avere e coltivare le proprie amicizie in Cielo. Io, ve lo confido, oltre a Gesù, Maria, S. Francesco e S. Chiara, in Cielo ho due amici speciali (pochi, ma buoni!): uno è appunto S. ANTONIO DI PADOVA e l’altro è il Servo di Dio NINO BAGLIERI.
Del primo non occorre che ve ne parli, chi non conosce S. Antonio? Il secondo invece forse è ancora poco conosciuto, di lui voglio parlarvi.

Il Servo di Dio Nino Baglieri, che io considero come un fratello e, appunto, come un amico speciale, è nato a Modica (RG) l’1.5.1951. Di mestiere faceva il muratore. All’età di 17 anni, mentre stava lavorando, cade da un’impalcatura e precipita giù dal quarto piano. Ricoverato d’urgenza, Nino si accorge di essere rimasto completamente paralizzato, riesce a muovere soltanto la testa. Sua madre si oppone ai medici che propongono l’eutanasia, confidando in Dio e dichiarandosi disponibile ad accudirlo personalmente per tutta la vita. Nino passa quindi da un centro ospedaliero all’altro, senza alcun miglioramento. Nel 1970 torna a Modica: trascorre gli anni successivi nella ribellione e in un totale isolamento, rifiutando ogni contatto per evitare di essere commiserato, cosa che malsopporta. Un Venerdì Santo del 1978, mentre alcuni membri del gruppo del Rinnovamento nello Spirito e un Sacerdote pregano su di lui, Nino avverte dentro di sé una nuova forza e apre il proprio cuore a Gesù, accettando la propria condizione di malato. Da quel preciso momento inizia per lui un cammino all’insegna della speranza e contrassegnato dal bisogno di comunicare agli altri la gioia di avere incontrato Cristo.

Un giorno scopre per caso di poter disegnare con la matita in bocca e, con lo stesso sitema, impara a scrivere e si appassiona al punto da elaborare preghiere e poesie che legge alla radio locale. Le sue parole parlano al cuore e tanta gente comincia a cercarlo. Arrivano le prime telefonate, le lettere e anche molte persone che si recano in pellegrinaggio al suo capezzale per incontrarlo. La sua casa e il suo letto diventano il crocevia della speranza. Ogni giorno accoglie in casa sua circa 80 persone e la sua testimonianza arriva ovunque: da ogni continente gli scrivono e lui risponde ad oltre 7000 lettere. Dal 1982, ogni anno, festeggia “l’anniversario della croce”, con la stessa intensità con cui si festeggia l’anniversario del Matrimonio o dell’Ordinazione, perché, dice: “Se non fosse stato per quella caduta dal quarto piano, tutta questa grazia di Dio non l’avrei mai conosciuta”.
Il 31 Agosto 2004 emette la Professione perpetua tra i Volontari di Don Bosco. Il 2.3.2007, ormai trasformato nell’amore, chiude gli occhi su questa terra per riaprirli in Cielo. Secondo le sue disposizioni viene rivestito con la tuta e le scarpe da ginnastica ai piedi perché possa, andare incontro a Dio, finalmente correndo liberamente.

Tutti noi, prima o poi, nella vita ci imbatteremo nelle prove un po’ più forti, alleniamoci a portare ogni giorno la nostra Croce quotidiana, uniti a Cristo, facendone un’offerta d’amore al Padre per il bene e la salvezza delle anime. La sofferenza, unita a Cristo, ha un valore immenso. Trasformiamo e diamo un senso a tutte le nostre quotidiane sofferenze, siano esse piccole o grandi.

Carissimi, vi lascio con un proverbio popolare ben noto:

“CHI È RICCO DI AMICI, È POVERO DI GUAI”

Voi avete degli amici in Cielo su cui sapete di poter contare sempre? Ebbene, se non ci avete mai pensato è giunto il momento di farlo. I Santi sono pronti ad offrirci la loro amicizia, il loro aiuto, la loro protezione. Nino Baglieri era solito dire: “Non lasciatemi in Cielo senza far niente!” Insomma sono essi stessi che ci sollecitano ad avere fiducia in loro, a cercarli e ad invocarli.
Cosa aspettiamo?

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

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Audio: Dio è Amore

Il mio cantautore preferito si chiama: Gesù di Nazareth

Carissimi Giovani,

facendo mie le parole di San Paolo mi rivolgo a voi pregandovi di: “sopportare un po’ di follia da parte mia” (Cfr. 2Cor 11,1).

Oggi sono in vena di confidenze e pertanto vi voglio raccontare che anch’io, come tutti, quando vivevo ancora nel mondo avevo i miei cantanti preferiti: Lucio Battisti, Claudio Baglioni, i Pooh, i Bee Gees, ecc… fino al giorno in cui conobbi un Cantautore che li superava tutti: Gesù di Nazareth. Sì, proprio Lui.

Carissimi, già il Suo Nome: GESU’, è una MUSICA. Uno dei biografi di San Francesco di Assisi ci racconta che tutte le volte che il Santo pronunciava questo Benedetto Nome, si passava la lingua sulle labbra per la dolcezza che ne provava.

I Vangeli ci narrano che la Sua Voce melodiosa faceva risuscitare i morti di quattro giorni (Gv 11, 1-44). La soavità di quella Voce attirava le folle (Lc 4, 42-44).

Possiamo immaginare di quale ricchezza di suoni armonici fosse intrisa l’espressione: “Seguimi!” o “Seguitemi!”, perché Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Levi e tanti altri, ieri come oggi, lasciassero tutto e seguissero Gesù, ammaliati da quella Voce (Cfr. Mc  1, 16-20; Lc 5, 27-32).

Ricordate Maria Maddalena? Il giorno dopo il Sabato, di buon mattino, si reca addolorata e piangente al sepolcro per onorare il Corpo di Cristo e non lo trova. All’improvviso vede Gesù Risorto, ma non lo riconosce e lo scambia per il custode del giardino, quando però ode quella Voce che la chiama per nome tutto cambia: trasalisce di gioia, lo abbraccia e non lo lascerebbe mai più… (Gv 20, 1-18).

Lo sapevate che alcuni studiosi sostengono che il Discorso della Montagna, soprattutto le Beatitudini, Gesù non l’abbia pronunciato, ma l’abbia cantato? (Mt 5, 1-11).

Ma il Cantico più bello di questo dolcissimo, impareggiabile Cantautore è stato quello che ha intonato sulla Croce. Questo cantico d’amore intramontabile ha attirato e affascinato generazioni intere.

Ecco alcune strofe di questo canto:

“Nessuno ha un Amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,3).

“Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12).

Dal Suo Corpo steso e inchiodato sulla Croce, come dalla corde di una cetra, si eleva una melodia capace di raggiungere e conquistare i cuori, muovendoli a conversione; di guarire le ferite; di risanare i cuori affranti; di risollevare gli afflitti.

Quando ci lasciamo raggiungere dall’Amore di Dio, quando viviamo in Grazia di Dio e ci lasciamo plasmare da essa: Gesù canta nel nostro cuore.

Su ciascuno di noi
Dio ha pronunciato
una Parola d’amore unica e irripetibile.

 

Egli però non ama cantare da solo, il cantico lo ha intonato Lui, ma ciascuno di noi è chiamato ad unirsi attivamente a questa lode.

Con la nostra vita siamo chiamati a scrivere e a cantare la nostra strofa unendoci al cantico d’amore di Cristo Gesù Signore.

Carissimi, in Paradiso non faremo altro che cantare e lodare Dio, sarà una festa senza fine. E il Direttore del Coro celeste sarà proprio Gesù, il Figlio di Dio.

Alleniamoci dunque, teniamoci pronti: “Cantiamo al Signore un canto nuovo” (Sal 149,1).

“Il cantare è segno di letizia e, se consideriamo la cosa più attentamente, anche espressione di amore.

Non c’è nessuno che non ami, ma bisogna vedere che cosa ama. Non siamo esortati a non amare, ma a scegliere l’oggetto del nostro amore.

O fratelli, o figli, o popolo cristiano, o santa celeste stirpe, o rigenerati in Cristo, o creature di un  mondo divino, ascoltate me, anzi per mezzo  mio: “Cantate al Signore un canto nuovo”. Ecco, tu dici, io canto. Tu canti, certo, lo sento che canti. Ma bada che la tua vita non abbia a testimoniare contro la tua voce.

Cantate con la voce, cantate con il cuore, cantate con la bocca, cantate con la vostra condotta santa, “Cantate al Signore un canto nuovo”. MI domandate che cosa dovete cantare di Colui che amate? Parlate senza dubbio di Colui che amate, di Lui dovete cantare. Cercate le lodi da cantare? L’avete sentito: “Cantate al Signore un canto nuovo”. Cercate le lodi? “La sua lode risuoni nell’assemblea dei fedeli”.

Il cantore diventa egli stesso la lode del suo canto. Volete dire le lodi a Dio? Siate voi stessi quella lode che si deve dire, e sarete la sua lode se vivrete bene.” (S. Agostino)

Con grande affetto:

 Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

cristianascandura@gmail.com

“L’Amor del mio cuor,
sei Tu Signor.
Sei Tu la melodia
che sento in me.
Io non potrò tacer,
l’Amor che hai per me:
per sempre loderò
il Tuo Nome”.

 

Il mio cantautore preferito pdf

 

Audio: Claustrali

Come un libro aperto

Carissimi Giovani,

dopo la Sua Risurrezione, Gesù appare ai discepoli che erano riuniti nel primo giorno della settimana, cioè la Domenica e annunzia loro la Pace, mostrando loro le mani e il fianco.

In quella circostanza, mancava uno degli Apostoli: Tommaso. Questi, quando si ricongiunge ai Fratelli e ode il racconto dell’apparizione del Risorto, con la franchezza che lo caratterizza, dichiara che, quanto a lui, non avrebbe creduto finché non avesse visto con i suoi occhi Gesù Risorto e non avesse messo il suo dito nel segno dei chiodi, che attraversarono le mani e i piedi di Gesù, e la sua mano nel costato che Gli era stato aperto dal colpo di lancia sulla Croce.

Ebbene, otto giorni dopo, mentre i discepoli erano nuovamente riuniti e questa volta era presente anche Tommaso, Gesù appare in mezzo ad essi e, conoscendo i pensieri di Tommaso, si rivolge a lui dicendogli di mettere il dito nelle sue piaghe e la mano nel suo costato e di non essere più incredulo ma credente. (Gv 20, 19-31)

Dio legge nei nostri pensieri
come in un libro aperto.

Questo è meraviglioso! (E terribile insieme!). Ciò significa che tutto ciò che di bello (ma anche di brutto) attraversa la nostra mente: Dio lo conosce.

Non è possibile nascondersi agli occhi di Dio, occultarGli i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre azioni, perché Lui conosce ciò che pensiamo e ciò che facciamo e lo conosce nei minimi dettagli.

Se in qualsiasi istante facciamo un atto d’amore a Dio, questo raggiunge subito il Suo Cuore, come una freccia. La stessa cosa se eleviamo una supplica o una preghiera per i nostri cari, per esempio, o per quanti ci hanno fatto del bene, per quanti ci hanno fatto soffrire o per coloro a cui noi abbiamo causato sofferenza.

Dio ci vede e ci conosce nell’intimo. Cerchiamo dunque di pensare sempre cose buone, come ci esorta la Scrittura: “Tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. E il Dio della pace sarà con voi.” (Fil 4, 8-9)

In ogni istante il nostro cuore sia come un libro aperto ove si può leggere a chiare lettere:

AMORE – BENEVOLENZA – PERDONO – GRATITUDINE –
PENTIMENTO e soprattutto DESIDERIO DI DIO.

 

Il desiderio di Dio è inscritto nel nostro cuore, perché siamo stati creati da Dio e per Dio; Dio non cessa di attirarci a Sé e soltanto in Dio troveremo la verità e la felicità che cerchiamo senza posa.

È vero, spesso i nostri desideri si orientano verso beni concreti, talvolta tutt’altro che spirituali. Ma che cosa può saziare veramente il nostro desiderio?

“L’uomo porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare.” (Benedetto XVI)

Ogni desiderio che si affaccia al nostro cuore, si fa portavoce di un desiderio più profondo che non può essere saziato dalle cose di questo mondo.

Spesso siamo tentati di fermarci alle cose piccole, a quelle che danno una soddisfazione ed un piacere “a buon mercato”, a quelle cose che appagano per un momento, cose tanto facili da ottenere, ma che alla fine si rivelano illusorie.

In realtà abbiamo bisogno di un’unica cosa che tutto contiene, ma prima dobbiamo imparare a riconoscere, anche attraverso i nostri desideri e i nostri aneliti superficiali, ciò di cui davvero abbiamo bisogno, ciò che veramente vogliamo, ciò che è in grado di appagare pienamente il nostro cuore.

Dio è venuto nel mondo per risvegliare in noi
la sete di “cose grandi”.

Nulla di finito può colmare il nostro cuore. Impariamo a tendere verso quel Bene di cui avvertiamo profonda nostalgia nel nostro cuore e non lasciamoci abbattere dalla fatica o dagli ostacoli che possono provenire dal nostro peccato.

Anche se ci troviamo nell’abisso del peccato, Dio non ci abbandona e non lascia che nel nostro cuore si spenga quella scintilla che ci permette di riconoscere il vero bene e di cominciare, con il Suo aiuto, un cammino di conversione.

Tutti, del resto, abbiamo bisogno di percorrere un cammino di purificazione del desiderio, per imparare a desiderare le cose buone, a desiderare, in fondo, Dio stesso. Siamo pellegrini verso la patria celeste, verso il Bene pieno ed eterno. Non si tratta, dunque, di soffocare il desiderio che è nel nostro cuore, ma di liberarlo, affinché possa raggiungere la sua piena realizzazione. 

Pregare non è altro che cambiarsi
in desiderio struggente del Signore.

Non abbiamo timore di dirGli col cuore e con tutto il nostro essere: 

Gesù Ti amo! Ti adoro! Ti ringrazio!

Questo sia il primo pensiero quando al mattino ci alziamo; l’ultimo prima di andare a dormire; questo atto d’amore sia frequente come il nostro respiro o come il battito del nostro cuore.

Quando Dio sfoglia il libro del nostro cuore, non vi legga altro che Amore.

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

cristianascandura@gmail.com

Come un libro aperto pdf

 

Audio: Grande è il Signore