La storia di ogni uomo è una storia d’amore

La storia di ogni uomo è una storia d’amore, a saperci leggere dentro è zeppa di interventi divini, talvolta discreti e quasi nascosti, talaltra invece manifesti.

Mi chiamo Sr. Cristiana Scandura, ormai da diversi decenni, cioè dal 1989, seguo il Signore sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi, presso il Monastero delle Clarisse di Biancavilla CT.

Ultima di quattro figli, fino all’età di 18\20 anni, vivevo come la maggior parte dei giovani, frequentavo l’Università, avevo parecchie amicizie, vivevo una vita abbastanza serena, apparentemente felice.

Tuttavia nel profondo del cuore, a più riprese, il Signore mi faceva sentire una certa insoddisfazione e il desiderio profondo di conoscerlo meglio, di fare della mia vita qualcosa di più grande, di più bello, mi metteva nel cuore un anelito che io non capivo, non riuscivo a decifrare ancora. Solo mi accorgevo che le gioie, anche lecite, che mi dava il mondo, anziché appagarmi, mi lasciavano con un senso di vuoto, di incompletezza.

Mi andavo chiedendo quale fosse il progetto di Dio su di me, ma mi ponevo queste domande con superficialità, quasi di passaggio.

All’età di 18 anni, proprio la notte di Pasqua, il Signore chiamò a Sé mia Madre. Quel dolore, oltre a spezzarmi il cuore, fu come se spezzasse le mie resistenze interiori, mai come allora sentii accanto a me la Presenza del Signore. A distanza di poco meno di due anni, anche mio Padre, non resistendo al dolore per la perdita di mia Madre, ritornava alla Patria Celeste.

Questi eventi dolorosi mi portarono ad aprire gli occhi sul fatto che la vita è breve, che si vive una sola volta ed è importante spendere bene questa vita, impiegandola nell’unica cosa necessaria: conoscere Dio. E conoscere Dio significa diventare come lui: amore.

In questo tempo ricordo che ricercando Chiese solitarie, trascorrevo molto tempo ai piedi del Tabernacolo, chiedendo a Gesù cosa volesse dirmi con la storia che stava facendo con me e stando in ascolto della Sua voce che parla al cuore in maniera molto eloquente.

Non saprei ridire quello che passava tra me e Gesù in questi momenti. A poco a poco mi caddero come delle bende dagli occhi e cominciai a guardare la storia, la mia storia con gli occhi di Dio. Fino allora era come se avessi conosciuto il Signore solo per sentito dire. L’Amore di Dio che sperimentavo guariva le mie ferite, colmava la sete profonda del mio cuore, mi dava una gioia che non avevo mai sperimentato prima e che è molto diversa da quella fallace che dà il mondo.

Quell’Amore smisurato che Dio ha per me, come lo ha per ciascun uomo personalmente, Amore che Lo spinse a dare la vita sulla Croce, mi portava a chiedermi come potessi ricambiare.

Distribuendo i miei beni ai poveri? Anche, ma l’Amore di Dio è esigente, Egli vuole tutto per donarci tutto Sé stesso. Quando lo scoprii trasalivo per la gioia, per la felicità che un tale Signore, il Creatore del cielo e della terra, si fosse chinato su di me poverella e mi avesse chiamata nientemeno che a divenire Sua Sposa. Dopo un primo istante di smarrimento e di meraviglia per tanta degnazione, non persi tempo a rispondere SI all’invito del Signore, per timore che Egli passasse oltre ed io perdessi la perla preziosa, il tesoro nascosto che il Signore voleva donarmi. Altro che rinuncia! Il Signore ha promesso a quelli che lasciano tutto per seguirlo il centuplo quaggiù e la vita eterna che è Lui stesso, certo insieme a persecuzioni, come precisa l’evangelista Marco.

Compresi gradualmente il progetto di Dio su di me. Lo compresi sia attraverso gli eventi della mia storia, sia attraverso le Parole che il Signore mi donò in questo tempo di travaglio e di ricerca e che sono per me dei memoriali.

In questo periodo infatti mi trovai a partecipare per la prima volta e quasi per caso ad un incontro vocazionale, sul finire del quale il Sacerdote mi consegnò un biglietto con una frase del Vangelo: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi” (Mc 19,21).

Chissà quante volte avevo sentito questa frase, ma quella volta mi parve rivolta proprio a me, non la potevo dimenticare, mi risuonava dentro giorno e notte, invitante e inquietante.

“Vendere tutto per seguire il Signore, dove? In che modo?” Mi chiedevo. Non sapevo ancora come questa Parola si sarebbe compiuta in me. Alcuni mesi dopo presi parte ad un altro incontro vocazionale.

Stavolta nel biglietto che il Sacerdote mi consegnò, vi era scritto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”.

Il Signore mi chiedeva di seguirlo prendendo la mia croce. Interiormente mi sentivo orientata verso una scelta di vita radicale, lo Spirito Santo potenziava nel mio cuore il desiderio di immergermi nella preghiera, nella comunione profonda con Dio, nell’ascolto della Sua Parola e già non mi bastava più il tempo trascorso in Chiesa, ma sentivo l’impulso a consacrare tutta la mia vita a Dio nell’orazione incessante.

L’ultimo incontro vocazionale cui partecipai fu in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, tenutasi a Santiago de Compostella (Spagna), nell’agosto del 1989, con S. giovanni Paolo II.

Nel viaggio di ritorno il catechista che ci accompagnava aprendo la Bibbia a caso mi consegnò quella Parola che dissipò i restanti miei dubbi: “Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi, come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12,1s).

Entrata in Monastero alla Vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione, per fare quindici giorni di ritiro e conoscere meglio la volontà di Dio, compresi già al secondo giorno, attraverso la gioia e la pace che avevo nel cuore, che questo era il posto preparatomi dal Signore.

Mentre stavo pensando se dovevo tornare a casa per salutare i miei familiari, accadde che proprio quel giorno durante l’adorazione pomeridiana venisse proclamato il passo del Vangelo ove il giovane chiamato da Gesù, Gli dice: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congeda da quelli di casa” (era l’identica situazione in cui mi trovavo io), ma Gesù gli risponde: “Chi mette mano all’aratro e poi si volge indietro, non è adatto per il regno dei Cieli” (Lc 9,61s) e così sulla Sua Parola sono rimasta e sono felice!

Servire il Signore è un’avventura talmente meravigliosa e bella che non si può descrivere a parole.

 APOSTOLATO VERSO I FRATELLI DETENUTI

Nel 2019, durante un momento di profonda preghiera, il Signore ha posto nel mio cuore, come una vocazione nella vocazione, il desiderio di annunciare il Suo amore, la Sua misericordia e la Sua tenerezza ai Fratelli e Sorelle che vivono l’esperienza del Carcere in Italia.

Lo faccio inviando loro bimestralmente delle riflessioni scritte. Ho iniziato semplicemente da un Carcere di Catania, ma nel giro di pochissimi giorni questa iniziativa si è allargata a tutte le Carceri prima di Sicilia e poi di tutta Italia.

Ogni due mesi invio a 230 Carceri d’Italia una lettera\riflessione che faccio pervenire ai vari Cappellani per poi essere messa a disposizione dei Fratelli Detenuti, da questo scaturisce poi una corrispondenza personale con quei Fratelli e Sorelle, sempre più numerosi, che mi scrivono aprendo il loro animo.

Alcuni mi telefonano, quando ne hanno il permesso; inoltre, il Signore mi ha donato la grazia di avere qualche incontro on-line con alcuni Detenuti.

Le grate esteriori che abbiamo in comune, sebbene per scelte alquanto diverse, e quelle interiori che spesso ciascuno si porta dentro, mi fanno sentire particolarmente “sorella”, ma anche “madre” nei confronti di chi ha fatto scelte sbagliate nella vita e ne vive le conseguenze amare.

La carità di Cristo mi spinge a portare semplicemente un messaggio di amore, di vicinanza e di tenerezza al cuore di chi si sente solo, di chi nella vita ha errato, come tutti del resto, e fatica a credere di essere comunque figlio amato di Dio, di essere comunque “amabile”, anzi di essere quella pecorella smarrita per cui Dio è disposto a lasciare le altre 99 al sicuro per andare alla sua ricerca, mettersela sulle spalle, una volta trovata, e riportarla a casa.

Vorrei con tutto il mio essere rendere presente il sorriso e la carezza di Dio in questo mondo e un giorno far parte, con tutti coloro che ho incontrato nel mio cammino, dello stesso coro che canterà in eterno l’Amore e la Misericordia del Signore.

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

Sedotta da uno sguardo

Carissimo/a giovane, hai mai incontrato lo sguardo di Gesù?

Io sì, e ti posso assicurare che è meraviglioso. A tal proposito desidero raccontarti una storia che senz’altro già conosci.

C’era una volta un giovane israelita buono e timorato di Dio che osservava tutte le prescrizioni della legge mosaica. Un giovane esemplare dall’orecchio attento alla voce di Dio. Un giorno sentendo che Gesù passava per le strade della Giudea «gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò:

“Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «UNA COSA SOLA TI MANCA: VA’, VENDI QUELLO CHE HAI E DALLO AI POVERI, E AVRAI UN TESORO IN CIELO; E VIENI! SEGUIMI!» (Mc 10, 17- 21)».

Il cuore danzava ad entrambi; Gesù aveva trovato un cuore bello su cui riposare e il giovane si sentì profondamente amato, guardato da quel Rabbi che aveva gli stessi occhi di Dio. Qualcosa ruppe quel momento idilliaco.

Il giovane era molto ricco e non voleva separarsi dai suoi beni. Perché Gesù gli chiedeva proprio questo? Perché a quello sguardo amorevole e penetrante era seguito un invito che non ammetteva compromessi e lo poneva a nudo dinanzi a se stesso? Sappiamo che la storia d’amore finì male. Il giovane se ne andò triste e di lui non si seppe più nulla.

Ma l’invito di Gesù ha continuato a risuonare nella storia della Chiesa e il suo sguardo dolcissimo ha fatto vibrare il cuore di numerosi giovani che hanno lasciato tutto per seguirlo, semplicemente per amore… pazzi d’amore per Colui che per primo ha amato noi fino a morire sulla croce.

TUTTE LE VOCAZIONI NASCONO DA UN INCONTRO DI SGUARDI… scocca la scintilla e divampa il fuoco nel cuore di colui che è guardato da Dio.

E’ bello sentirsi guardati da qualcuno, ma se questo Qualcuno è Dio non puoi resistere e ti sciogli completamente in quel fuoco d’amore, fino a perderti nel suo abbraccio divino. Bellissimo!!! Lo sguardo di Dio ti accompagna tutta la vita e ti dà la certezza che Egli ti ama sempre e comunque.

Certezza che mette le ali e fa fiorire la gioia di appartenere a Gesù qualunque cosa accada nella vita.

Anch’io sono stata raggiunta dallo sguardo innamorato di Gesù e, affascinata dalla sua bellezza non ho potuto fare altro che seguirlo.

Il mio discernimento vocazionale ebbe inizio verso i quattordici anni; tra le svariate esperienze comuni ai giovani (la scuola, i viaggi, le uscite con gli amici, la parrocchia) chiedevo al Signore: “Cosa vuoi che io faccia? Cosa farò nella vita?”. La vita consacrata (soprattutto monastica) esercitava su di me un fascino irresistibile, tuttavia mi attirava molto lo studio per conseguire un buon lavoro, e perché no? Desideravo l’arrivo del “principe azzurro” che avrei potuto sposare formando una famiglia cristiana. Questi contrasti durarono tutto il tempo della scuola media superiore, finché il Signore, che aveva fretta di prendermi con Sé, mi spianò la strada. Frequentando la Gi. Fra. (Gioventù Francescana) ebbi modo di approfondire il carisma di Francesco e Chiara che tanto mi entusiasmarono. Crebbe in me il desiderio di conoscere le clarisse e la loro vita. Un giorno mi fu proposto di partecipare ad un campo vocazionale presso un Monastero clariano. La prima volta che incontrai le Sorelle nel parlatorio ne fui folgorata! Avevo infatti la comune idea che le claustrali fossero donne tristi e deluse dalla vita. Invece dinanzi ai miei occhi increduli avevo persone piene di gioia che comunicavano la loro felicità con lo sguardo limpido e il sorriso dolcissimo. Quei giorni trascorsi al Monastero furono una vera e propria rivelazione. Si spalancava per me un mondo luminoso dove tutto mi parlava di Dio. Tornai a casa con una certezza che metteva radici nel mio cuore trepidante: Gesù mi fece comprendere che era Lui il tanto sognato “principe azzurro” … e che Principe!!! Chi l’avrebbe detto che sarei stata fatta degna di sposare il vero Re dei re?

Negli ultimi anni di scuola, dunque, il discernimento vocazionale si fece più intenso. Continuavo a frequentare il Monastero facendo diversi ritiri in foresteria e soprattutto partecipavo quotidianamente all’Eucaristia e mi inabissavo in lunghi momenti di preghiera. Avevo sete di stare sola con Gesù. Dopo il diploma frequentai un anno presso l’istituto di scienze religiose di Siracusa (la mia città di origine), in attesa di prendere una decisione che non si fece attendere. Chiesi alla Madre Abbadessa di questo Monastero, che mi aveva seguito, di fare un periodo di esperienza all’interno della clausura. Entrai nel mese di Giugno del 2006. Doveva essere una semplice esperienza… sarei tornata a casa… Invece non vi tornai. Cosa successe? Al termine dell’esperienza chiesi di restare, poiché il Signore mi fece comprendere che questo era il mio posto e non dovevo più cercare altrove.

La storia non finisce qui. Poiché ero molto dura d’orecchi continuai a pormi parecchi dubbi circa l’autenticità della mia vocazione. Il tempo del Noviziato, si sa, è un tempo di prova in cui si approfondisce la conoscenza del carisma che si vuole abbracciare, e soprattutto la conoscenza intima del Signore e di se stessi. Per me fu un Noviziato in piena regola! Io volevo essere certa che il Signore mi stesse chiamando a questa vita in clausura e che non fosse un’illusione legata ad un entusiasmo passeggero. Il Signore nella sua infinita misericordia «si è chinato su di me e ha dato ascolto al mio grido» (Sal 31), donandomi, in un momento forte di preghiera, la sua Parola chiara e inequivocabile:

«SE VUOI ESSERE PERFETTO, VA’, VENDI QUELLO CHE POSSIEDI, DALLO AI POVERI E AVRAI UN TESORO NEL CIELO; E VIENI! SEGUIMI!» (Mt 19, 21).

In quel momento ho incontrato lo sguardo dolcissimo di Gesù di cui vi parlavo all’inizio, e la sua Parola persuasiva ha fatto breccia nel mio cuore scardinando le ultime forti resistenze che mi impedivano di rispondere totalmente alla sua chiamata. Quell’incontro con Gesù mi ha cambiato la vita. Da allora sono veramente felice di appartenere al Signore e di essermi legata per sempre a Lui con la Professione Solenne dei consigli evangelici e di vivere tra le mura benedette del Monastero secondo la Regola della Madre Santa Chiara.

Rinfranca il cuore tu che sei innamorato di Gesù ma non osi ancora sciogliere le catene che ti trattengono. Non avere timore! Gesù non toglie nulla ma tutto dona.

Nel brano evangelico sopra citato, dopo che il giovane ricco se ne fu andato, Gesù rivolse ai discepoli un discorso sulla difficoltà, per chi è ricco, di entrare nel Regno dei Cieli. Allora Pietro chiese a Gesù; «Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa ne avremo?» e Gesù rispose: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt 19, 27- 29).

Cosa temere di perdere se Gesù ci ha promesso il centuplo di ciò che lasciamo? Chi ha visto realizzate nella propria vita tali parole può darne sicura testimonianza.

Prima però occorre fidarsi di Gesù, credere nella sua Parola e poi lasciare tutto senza aspettarsi niente in cambio. Cioè rinunciare alle cose, agli affetti, alla propria volontà, a tutto ciò che abbiamo di più caro e metterlo nelle mani di Dio. Solo quando l’offerta sarà pura e gioiosa, il Signore inizierà a ricolmarci di grazie e di ogni bene più di quanto potremmo immaginare e in modo diverso da quello che ci potremmo aspettare.

Abbiamo dei desideri? Dio ne ha di più grandi per ciascuno di noi e non tarderà a realizzarli se lo lasciamo agire liberamente nella nostra vita.

In questo cammino di ricerca, volgi la tua preghiera a Maria Immacolata, Madre di ogni vocazione, con la certezza che Lei ti guiderà alla piena comunione con Gesù.

Io ti assicuro la mia povera preghiera perché anche tu possa realizzare nella tua vita il disegno che Dio Padre ha per te, ed essere felice.

In Gesù e Maria

Sr. Ch. Aurora Sena osc

“Ti ho amato di amore eterno” (Ger 31,3)

Desidero raccontarvi la mia storia vocazionale a partire da una Parola di Dio che mi accompagna da anni, si tratta di una frase che il Signore rivolge al Profeta Isaia

 “Ti ho amato di amore eterno” (Ger 31,3).

 Perché cominciare con questa frase? Perché il Signore ci ama di un amore che non ha limiti e confini ed è quello che ho sperimentato nella mia vita. Queste parole mi hanno accompagnata negli anni come un filo sottile ma tenace, capace di attraversare domande, inquietudini, desideri e paure. Ogni volta che la vita mi poneva davanti a scelte importanti o momenti di smarrimento, sentivo riaffiorare nel cuore quella promessa silenziosa: ero amata, da sempre, prima ancora di capire chi fossi o cosa avrei fatto della mia vita.

La comprensione del disegno di Dio su di me non è stata un’illuminazione improvvisa, folgorante come quella di san Paolo sulla via di Damasco. È stata piuttosto un cammino lento, paziente, fatto di ricerca e di discernimento. Un cammino segnato dall’ascolto della Parola di Dio e dalla preghiera quotidiana. Fondamentale è stato anche il confronto sincero con chi il Signore ha messo accanto a me come guida spirituale: persone che mi hanno aiutata a leggere i segni, a non avere fretta, a fidarmi dei tempi di Dio più che dei miei.

Col tempo ho compreso che quell’amore eterno chiedeva una risposta totale, nascosta, semplice. Intanto, mentre il mio cammino di discernimento continuava, proseguiva anche il mio cammino umano e gli studi, così dopo il liceo classico, conseguii la laurea in Scienze dell’Educazione.

Determinante nella comprensione del disegno di Dio su di me, fu una settimana mariana, vissuta nella mia Parrocchia, con la statua pellegrina della Madonna di Fatima. Fu una bellissima esperienza. Il Signore in quella settimana, attraverso l’intercessione di Maria, fece sbocciare in me il desiderio di consacrare totalmente la mia vita a lui.

Inizialmente intrapresi il mio cammino di sequela di Cristo in una forma di vita consacrata attiva, ma poichè, nel corso degli anni, il richiamo della vita claustrale, che inizialmente mi sembrava lontana e forse persino incomprensibile, si faceva sempre più forte, presi la risoluzione di contattare un monastero di clausura. Il mio pensiero si diresse subito nella zona di Catania forse perché è qui che ho studiato e mi sono laureata.

Fu così che entrai in contatto con la Fraternità di cui oggi faccio parte. Dopo uno scambio di email e alcuni incontri di presenza, seguì la decisione finale di fare un’esperienza in clausura. Così, l’8 gennaio 2019, varcai la soglia del Monastero Santa Chiara di Biancavilla (CT), non perché avessi tutte le certezze, ma perché avevo imparato a fidarmi.

Entrare in clausura è stata per me una risposta all’amore eterno con cui Dio mi ha amata e mia ama. Ho capito che quando il Signore chiama, bisogna solo lasciarsi condurre dallo Spirito Santo verso quello che Dio vuole per noi, in totale e fiducioso abbandono, nella certezza che Dio non ci toglie nulla, anzi ci regala una vita piena. Considero le grate, dietro le quali vivo, come le ali con le quali volerò verso il premio futuro che è la gloria di Cristo, che attende ogni figlio e figlia con le braccia aperte e il cuore traboccante di amore. Da questo luogo, insieme alle mie Sorelle, offro la mia vita e la mia preghiera per tutta l’umanità.

Vorrei concludere questa mia testimonianza con una storia molto bella, proposta esempio di fiducia:

Era una famigliola felice e viveva in una casetta di periferia. Ma una notte scoppiò nella cucina della casa un terribile incendio. Mentre le fiamme divampavano, genitori e figli corsero fuori. In quel momento si accorsero, con infinito orrore, che mancava il più piccolo, un bambino di cinque anni. Al momento di uscire, impaurito dal ruggito delle fiamme e dal fumo acre, era tornato indietro ed era salito al piano superiore. Che fare? Il papà e la mamma si guardarono disperati, le due sorelline cominciarono a gridare. Avventurarsi in quella fornace era ormai impossibile…e i vigili del fuoco tardavano. Ma ecco che lassù, in alto, s’aprì la finestra della soffitta e il bambino si affacciò urlando disperatamente: “Papà! Papà!”. Il padre accorse e gridò: “Salta giù!”. Sotto di sé il bambino vedeva solo fuoco e fumo nero, ma sentì la voce e rispose: “Papà, non ti vedo…”. “Ti vedo io, e basta. Salta giù!”. Urlò l’uomo. Il bambino si fidò, saltò e si ritrovò sano e salvo tra le robuste braccia del papà, che lo aveva afferrato al volo.

Sono convinta che il Signore sia come questo papà e noi dovremmo essere come questo bambino, magari all’inizio indecisi, impauriti, forse disorientati perché non capiamo né vediamo chiaramente le cose ma intanto sentiamo quell’invito a buttarci.

Anche a noi il Signore dice di saltare perché Lui ci vede e ci aspetta per prenderci tra le sue braccia sicure, penso che alla fine la mia vita sia stato questo salto, mi sono fidata e affidata con tutta me stessa a quel Padre dalle robuste e tenere braccia. Come la sposa del cantico dei cantici posso dire <<trovai l’amore dell’anima mia lo strinsi forte e non lo lascerò>> (Ct 3,4).

Vi auguro di tuffarvi tra le braccia forti del Signore, di stringervi a Lui e non lasciarlo mai.

Con grande affetto:

Sr. M. Chiara Bellomo osc