Carissimi Giovani,

Dio ci ha creati perché fossimo felici; felici adesso e felici per tutta l’eternità. In realtà noi cerchiamo la felicità da mattina a sera, in tutte le cose che facciamo. Sia nelle cose spirituali che in quelle materiali.

L’uomo di oggi ha grande bisogno di gioia. Esso spesso possiede tutto, ma difetta molto di gioia vera. La prova di ciò è che la depressione è diventata la malattia di troppe persone. Non tutti però sanno che siamo noi i costruttori o i demolitori della nostra gioia.

La ricerca della gioia è una legge che Dio ha scritto nella nostra vita

e che esige la nostra collaborazione. Non basta però soltanto cercare la gioia, bisogna anche difenderla e custodirla con cura, essa infatti può essere minacciata dalle preoccupazioni e dall’ansia.

Non preoccupatevi di nulla!” (Fil 4,6), ci esorta San Paolo, il Signore è vicino e ci sostiene nelle nostre fatiche, lotte e tribolazioni. Il luogo nel quale si acquista (o si riacquista) la gioia è la preghiera, perché in questo modo si attinge direttamente alla Fonte della gioia piena (Gv 15,11).

Francesco d’Assisi diceva che: “Se il servo di Dio è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia”.

La gioia va cercata dentro di noi.

Generalmente abbiamo l’ingenuità di cercarla fuori di noi: nelle persone, nelle cose, nel successo, ecc… Ma in realtà la gioia o viene da dentro di noi o è inconsistente e non regge. La preghiera deve essere dunque lo strumento privilegiato cui ricorrere per sciogliere le nostre tensioni, affidare a Dio le nostre preoccupazioni, attingere in Lui la forza, la luce e la serenità di cui abbiamo bisogno.

La nostra Gioia è una Persona:
si chiama Cristo Gesù Signore! 

Se abbiamo Lui nel cuore siamo nella gioia anche se il mondo dovesse crollare. S. Paolo raccomandava ai cristiani di essere nella gioia, scrivendo loro dal carcere dove si trovava in catene. Quindi la gioia non è da attribuirsi al fatto che tutto ci vada bene e che non abbiamo prove e tribolazioni, non dipende da questo ma piuttosto dal vivere in comunione con Dio, in Grazia di Dio.

Coltivare la gioia è un dovere

perché ha i suoi riflessi in tutto: in noi, nei fratelli che incontriamo e nei doveri che adempiamo. Ci vuole poco a coltivarla: basta uscire da noi stessi per donarci agli altri. Coltivare la gioia è un impegno di carità e di servizio. La gioia è contagiosa e coinvolgente e talvolta può far dimenticare, o almeno lenire, i mal’umori e le tristezze.

Semina la gioia e troverai la gioia. Com’è importante saper regalare un sorriso che riesca ad illuminare e riscaldare il cuore di chi, in certi momenti, si può trovare nella prova.

La gioia è così importante da essere considerata quasi come un’opera di misericordia spirituale, come lascia sottintendere un’antica leggenda irlandese che così narra:

C’era un contadino sempre lieto e buon compagno d’allegria, al quale sembrava, nel sonno, di essere morto e di trovarsi al giudizio universale; era quasi disperato perché aveva molte marachelle sulla coscienza; sentiva che il Giudice, assegnando il posto ad alcuni tra i beati, diceva: “Avevo fame, e tu mi hai sfamato. Vieni alla mia destra”, oppure: “Avevo freddo, e tu mi hai ricoperto”, oppure: “Ero assetato, e tu hai calmato la mia arsura…”, si capiva che ogni opera buona, fatta per amore di Cristo al prossimo era subito ricompensata.

Il contadino tremava tutto perché non si ricordava di aver mai incontrato quel Giudice sfolgorante di luce e di bellezza, ma quando venne il suo turno ebbe la gioia di vedersi osservare benevolmente e di essere assegnato tra i beati. – Che cosa avrò mai fatto di buono? – si chiedeva umilmente. E il Giudice esclamò: “Ero triste un giorno e tu mi hai sorriso; ero addolorato e mi hai consolato con un allegro discorso; ero turbato, e tu mi hai rasserenato. Entra, benedetto, nella gioia del tuo Signore” (Evelyn Waugh).

La gioia partecipata è dunque un atto di squisita carità da non sottovalutare, ma anzi da chiedere insistentemente nella preghiera.

“Fratelli, state lieti, tendete alla perfezione,

fatevi coraggio a vicenda” (2 Cor 13,11). 

Il segreto della gioia profonda, che è ben diversa dall’allegria superficiale e rumorosa, è la vita spirituale impegnata nel conformarci a Cristo Gesù, nell’assumere i Suoi sentimenti.

Se coltivassimo assiduamente l’unione con Dio,
la nostra vita sarebbe come un raggio di sole.

Le nostre giornate sono ricche di piccole difficoltà o almeno di piccoli inconvenienti. Chi vive distratto perde una quantità enorme di tempo tra un’arrabbiatura e l’altra e rende pesante la propria vita e quella degli altri. Chi invece vive unito a Dio, sa confidare a Lui ogni asperità che incontra sul proprio cammino e riesce a portare avanti i propri doveri con serenità. Dobbiamo imparare ad affrontare nella pace le nostre difficoltà, offrendole a Dio con la fiducia e la semplicità di un bambino.

La gioia delle piccole cose 

Una grande regola per la formazione alla gioia è: imparare a godere delle piccole cose. Dio semina la gioia a piene mani nella nostra giornata, ma questi semi di gioia, spesso, per causa nostra vanno perduti. Un proverbio africano dice: “Se non hai la gioia, valla a comprare! Si vende alla bottega del sacrificio”. Ogni sforzo spirituale genera gioia: una carità difficile, una preghiera fatta con fede, un sacrificio offerto per gli altri, una parola trattenuta o detta per amore… Ogni volta che diciamo un sì generoso al Signore, che è sempre un sì all’Amore, questo fa scaturire nel nostro cuore la gioia.

La gioia e la tristezza hanno sempre una causa.

Quando siamo nella tristezza, se indaghiamo sulla sua causa ci mettiamo già sul sentiero della gioia. Quando diminuisce o si spegne la gioia, dobbiamo interrogarci seriamente. Il carattere può venire gravemente compromesso se conviviamo con troppa frequenza con le nostre musonerie. Anche nelle situazioni più gravi possiamo trovare dei motivi di gioia.

Nessuna situazione, se lo vogliamo, è senza speranza.

Esercitiamoci a far diventare preghiera ogni gioia: se per ogni gioia sappiamo essere riconoscenti e ringraziamo, la gioia si trasforma in preghiera, assumendo una consistenza più profonda.

Vestire di gioia un dovere non costa e un dovere vestito di gioia non pesa più e solleva anche chi ci vive accanto. Vestire d’amore ogni più piccola azione della giornata è alla portata di tutti. Nessuno può dire di non esserne capace. Dobbiamo imparare a dare un’anima alle nostre azioni, a dare loro profondità. Dare profondità alle nostre azioni costa quanto eseguirle distrattamente: la fatica e il lavoro sono gli stessi, ma è il risultato che è del tutto differente. Ci vuole pochissimo: basta decidere di compierle volentieri e con amore, vivendole intensamente e orientandole a Dio.

Possiamo cambiare in amore qualunque cosa, in qualsiasi momento: doveri pesanti, momenti di gioia o di stanchezza, l’amarezza di una sconfitta, una parola pungente che abbiamo ricevuto, persino il rimorso per uno sbaglio commesso… possono diventare luminosi atti di amore e di umiltà.

Bisogna imparare a fare per amore di Dio anche le azioni più piccole. Quando mettiamo amore nel fare qualunque cosa: tutto si trasforma. Allora anche alzare un filo di paglia da terra per amore di Dio ci riempie di felicità, rende d’oro la paglia e bella la vita.

Con grande affetto:

Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

cristianascandura@gmail.com

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Audio: Con gioia veniamo a Te